Chi a suo tempo, in un precedente volume di questa stessa rivista, lesse il Forum sulla Letteratura contemporanea polacca, riconoscerà facilmente che lo schema qui adottato a proposito della recente letteratura macedone non è molto diverso per l'impianto generale e per le domande che sono state poste agli specialisti. Non era diffi cile prevedere che, nell'era della globalizzazione, molti fenomeni descritti nei contributi che oggi pubblichiamo trovino puntuale riscontro nella più recente letteratura polacca, quale essa appare dal Forum precedente, e nelle letterature di molti - se non tutti - i paesi dell'ex blocco comunista in qualche modo legati alla tradizione occidentale e interessati dalle stesse correnti letterarie, tendenze stilistiche e inquietudini esistenziali e fi losofi che.
Colpisce l'abbondanza dei contributi che la collega Anastasija Gur.inova e riuscita a procurarsi in un periodo di tempo relativamente breve. Se si tien conto che la Macedonia e un paese che non raggiunge i due milioni di abitanti di lingua e cultura macedone, dobbiamo dare il giusto rilievo alla quantita di specialisti che hanno risposto alle domande che avevamo formulato e, soprattutto, alla qualita dei loro interventi che ci offrono gran numero di informazioni, di interpretazioni e commenti, competenti e sapidi al tempo stesso.
Va inoltre ricordato che solo poco più di 50 anni fa è stata riconosciuta alla lingua macedone, anche a livello internazionale, la dignità di lingua codifi cata, polifunzionale, stilisticamente differenziata, e quindi 'letteraria', nel senso scientifi co del termine; ciò rende ancora più visibili la rapidità e l'intensità con le quali questo piccolo popolo ha seguito, a tappe forzate, il percorso di assimilazione ed elaborazione di tutte le tendenze culturali e letterarie contemporanee. Dai contributi presentati emerge infatti la forte incidenza dei modelli culturali del postmodernismo internazionale, l'apertura a strutture poetiche di varia origine, il desiderio di trovare le vie del dialogo tanto con la tradizione europea (a cominciare da quella classica), quanto con quella dell'estremo oriente, tanto con i più immediati vicini balcanici quanto con il vasto mondo. Al tempo stesso, alcuni contributi mettono in evidenza le peculiarità della letteratura macedone sia nei confronti del post-modernismo internazionale, sia nei confronti del modello di sviluppo della letteratura nazionale, della sua rapida evoluzione da realismo a modernismo a post-modernismo.
Il crollo della fede nelle "grandi narrazioni" metafi siche e la conseguente, generale tendenza alla dissacrazione - che ha favorito la rottura degli schemi di genere e di 'gerarchia letteraria' (basso/alto, vecchio/nuovo, e via dicendo) -, hanno portato a privilegiare espressioni artistiche più estemporanee che si condensano in forme minimaliste sia della poesia che della prosa. Questo orientamento comune ha trovato nella letteratura macedone impulsi più immediati e contingenti poiché gli scrittori continuano ancor oggi a risentire di e a fare i conti con il quotidiano disagio e la sofferenza legati al diffi - cile processo di nation building: un processo che è comune a vari popoli e nuovi paesi dell'Europa centro-orientale, ma che per la Macedonia - privata persino del riconoscimento di un proprio 'legittimo' nome - risulta particolarmente lungo, faticoso, spesso doloroso. Particolarmente produttiva ci sembra quindi l'idea, cui accennano alcuni degli studiosi interpellati, di adottare una nuova prospettiva critica intra- e inter-balcanica - e, più latamente, intra- e inter-slava -, che non si rapporti esclusivamente al contesto "europeo" (eleggendolo a unico termine di paragone) e che non trascuri quindi le realtà regionali/nazionali che sono più vicine, in un senso che è non soltanto geografi co-spaziale, ma piuttosto, e soprattutto, storico e culturale. A nostro avviso, inoltre, l'adozione di questo taglio comparatistico "interno" è l'unico modo per dare il meritato risalto alla produzione culturale locale, vanifi cando così la tentazione, talvolta ancora presente nella "vecchia" Europa, di guardare alle letterature di queste aree in un'ottica dal sapore vagamente coloniale.
Per concludere, ci pare opportuno evidenziare anche il signifi cato che le 'lettere' e gli scrittori (o più ampiamente gli intellettuali) ricoprono in questa nazione ancora giovane. È pur vero che in un paio degli interventi qui pubblicati gli autori lamentano il ruolo decrescente della letteratura colta e degli intellettuali, l'insorgere e l'affermarsi progressivo della letteratura 'di consumo', la sua massifi cazione, come accade in tutti i paesi del mondo. L'entusiasmo, la competenza e l'ampiezza con cui i colleghi macedoni hanno risposto alla nostra proposta di Forum ci fa pensare invece che, in quel paese, la letteratura rivesta ancora un ruolo importante. Ci sembra cioè che in Macedonia, parafrasando le parole di Andrew Baruch Wachtel a proposito del ruolo dello scrittore nell'Europa dell'Est, la letteratura occupi ancora una posizione centrale, "rilevante", intendendo con "'relevance' [...] a shared beliefe on the parts of writers and at least a reasonable-sized portion of society that what writers have to say in their literary work or, more broadly, in their self-presentation expresses truths to which society as a whole should attend".1
Postscriptum
Alcune citazioni che gli autori hanno fatto da traduzioni macedoni di libri occidentali (in particolare sul postmodernismo e sulle principali correnti letterarie) non sono state verifi cate sugli originali: ciò contraddice la consuetudine dell'operare specialistico, 'fi lologico', soprattutto in una rivista qualifi cata in ambito accademico. Dato il carattere sostanzialmente informativo e l'intento volto a favorire la discussione e il libero scambio di idee, ci è parso tuttavia che una piccola deroga al generale impianto fi lologico non pregiudicasse la serietà del lavoro. A questa scelta ha concorso anche la ristrettezza dei tempi: l'idea del Forum è sorta poco più di un anno fa durante il Congresso Internazionale degli Slavisti che si è tenuto a Ohrid. Raccogliere i testi, cercare di verifi care le traduzioni, armonizzare quanto più possibile il taglio e lo stile di tanti autori diversi, anche solo trovare i traduttori - tutto questo, e le molte piccole e grandi cose che vanno controllate e verifi cate, richiede comunque un notevole impegno e tempo. Abbiamo controllato con cura tutte le traduzioni, in parte introducendo leggeri cambiamenti e qualche correzione. Alcune 'oscurità' che possono essere rimaste in qualche passo si collocano - così ci pare - nell'ambito delle 'fi siologiche' diffi coltà dell'arte del tradurre. Ringraziamo comunque molto i traduttori che hanno fatto un lavoro impegnativo con generoso entusiasmo.
Ci auguriamo ancora una volta - pur nella perfettibilità di ogni impresa di questo tipo - di avere offerto ai colleghi, agli studiosi di ogni disciplina umanistica e, forse, anche ad altri scrittori o a saggisti di differenti competenze, informazioni nuove e, chissà, inattese, e qualche spunto per ulteriori rifl essioni e discussioni.
1 A.B. Wachtel, Remaining Relevant after Communism: The Role of the Writer in Eastern Europe, Chicago-London 2006, p. 8.
GIOVANNA BROGI BERCOFF e Professore ordinario di Slavistica presso l'Universita di Milano. Ha pubblicato molti studi sulla Lingua e Letteratura del Medioevo slavo ortodosso, sulla storiografi a croata, polacca, ucraina e russa del Rinascimento e del Barocco, sulla letteratura barocca ucraina del XVII secolo. E stata Presidente dell'Associazione Italiana degli Slavisti (1993-98). E attualmente Presidente dell'Associazione Italiana di Studi Ucraini. Dirige la rivista "Studi Slavistici" e fa parte della redazione della rivista "Russica Romana". E presidente della Commissione Internazionale di Storia della Slavistica ed ha pubblicato numerosi studi e curato edizioni anche in questo settore. Fra le pubblicazioni segnaliamo Il Barocco letterario nei paesi slavi (a cura di G. Brogi Bercoff, NIS, Roma 1996) e Krolewstwo S.owian. Historiografi a Renesansu i Baroku w krajach s.owia.skich (Wyd. .wiat literacki, Warszawa 1998).
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Copyright Firenze University Press 2009
Abstract
Chi a suo tempo, in un precedente volume di questa stessa rivista, lesse il Forum sulla Letteratura contemporanea polacca, riconoscerà facilmente che lo schema qui adottato a proposito della recente letteratura macedone non è molto diverso per l'impianto generale e per le domande che sono state poste agli specialisti. Questo orientamento comune ha trovato nella letteratura macedone impulsi più immediati e contingenti poiché gli scrittori continuano ancor oggi a risentire di e a fare i conti con il quotidiano disagio e la sofferenza legati al diffi - cile processo di nation building: un processo che è comune a vari popoli e nuovi paesi dell'Europa centro-orientale, ma che per la Macedonia - privata persino del riconoscimento di un proprio 'legittimo' nome - risulta particolarmente lungo, faticoso, spesso doloroso. Ci sembra cioè che in Macedonia, parafrasando le parole di Andrew Baruch Wachtel a proposito del ruolo dello scrittore nell'Europa dell'Est, la letteratura occupi ancora una posizione centrale, "rilevante", intendendo con "'relevance' [...] a shared beliefe on the parts of writers and at least a reasonable-sized portion of society that what writers have to say in their literary work or, more broadly, in their self-presentation expresses truths to which society as a whole should attend".1 Postscriptum Alcune citazioni che gli autori hanno fatto da traduzioni macedoni di libri occidentali (in particolare sul postmodernismo e sulle principali correnti letterarie) non sono state verifi cate sugli originali: ciò contraddice la consuetudine dell'operare specialistico, 'fi lologico', soprattutto in una rivista qualifi cata in ambito accademico.
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