La Tavola Rotonda organizzata nellambito del Convegno di Torino, celebrando il centenario della nascita di Giuseppe Ciribini, ne ha rievocato la figura attraverso le testimonianze di alcuni colleghi e allievi che lo hanno conosciuto da vicino durante la sua lunga e intensa carriera. Del carattere e del pensiero di Ciribini sono emersi cosi molti aspetti diversi: una ricchezza di sfaccettature che dà la misura delleccezionale spessore dell'uomo e dello scienziato - come ha osservato Nicola Sinopoli nel suo intervento - e della consistente eredità che ci ha lasciato, peraltro in molti tratti attualissima, soprattutto in relazione al novero degli assunti concettuali di cui è stato portatore.
Citazioni di passi dei suoi scritti (selezionati da Lorenzo Matteoli, che ha coordinato la Tavola Rotonda), e ricordi di vita accademica e di esperienze personali evocati dai Relatori, hanno permesso di cogliere, anche a chi non ha avuto Fopportunità di frequentarlo, alcuni tratti salienti della personalità di Ciribini. Oltre alFaffetto e alla gratitudine che tutti hanno manifestato, gli interventi hanno proposto alcune interessanti riflessioni intorno al pensiero di Giuseppe Ciribini, segnalando in particolare tre aspetti che ne marcano fortemente il profilo e il carattere.
Il primo è la grande capacité di premonizione, che si coglie nelle tematiche affrontate con largo anticipo e diventate oggi, a distan- za di quasi cinquant'anni, patrimonio comune e condiviso. Lo ha sostenuto Nicola Sinopoli, citando a esempio i titoli dei libri del SAIE, il cui Comitato Técnico Ciribini ha animato fra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta del secolo scorso, quando quella di Bologna era diventata una delle più importanti manife- stazioni europee nel campo dell'innovazione nel settore costru- zioni. Tre i volumi a cui Sinopoli ha fatto esplicito riferimento: Componenting (1968), in cui per la prima volta si elaborano e recepiscono in Italia i concetti di "approccio per componenti" e di "sistema aperto", comando un termine "componenting" assen- te da ogni dizionario, ma poi utilizzato anche in ambiente inter- nazionale, riconoscendo al neologismo la capacité di identificare queste innovazioni che stavano interessando il mondo delle co- struzioni. Poi, La sfida elettronica (1969) e Política habitat nuova tecnología (1970) dedicate alle tematiche che poi si definiranno di "progettazione ambiéntale", e l'anno successivo (1971) Un pia- neta da abitare, in cui si apre' con grande anticipo al problema ambiéntale in chiave di sostenibilité.
L'interesse e la curiosité per temi non strettamente legati a impe- gni scientifici e culturali "di routine" hanno costituito, secondo Sinopoli, uno dei tratti più rilevanti dell'attivité di Ciribini, che ha contribuito cosí a stimolare gli allievi, ma anche gli operatori professionali del mondo delle costruzioni, verso il superamento di unottica ancora per quegli anni "provinciale", a vantaggio di un'attitudine all'innovazione e all'attenzione per nuovi saperi, aperte a interlocuzioni su più piani e in diversi ambiti, inter- nazionale e interdisciplinare. «Poco più che ragazzini - ricorda Sinopoli - allora lavoravamo alPAIRE: provate a immaginare i nostri volti, il mió, quello di Giuseppe Turchini, quello di Ettore Zambelli quando, alla fine degli anni Sessanta, sentivamo il Pro- fessor Ciribini (o meglio "il Ciri" come allora fra noi ci riferiva- mo a lui) che ci parlava di Vattimo, di Gallino, di Prigogine. Con un po' di sufficienza quasi lo prendevamo in giro, senza sapere che ci saremmo accorti solo diversi anni dopo che questi discor- si erano importanti, erano come piccoli veleni che ci venivano iniettati e che poi a distanza ci avrebbero portato a ragionare come ragioniamo adesso».
«L'impegno a fondere in maniera féconda "Université e Indu- stria, Cultura e Impresa" - ha ribadito Sinopoli concludendo il suo intervento - è uno dei tratti più rilevanti della presenza scientifica ed accademica di Ciribini. Insieme a quelle di Spa- dolini e di Zanuso, questa lezione è stata decisiva per portare la cultura industriale dentro le nostre scuole, soprattutto le scuole di architettura, da cui era totalmente assente. E si è trattato di una lezione fondamentale, perché ci ha fornito strumenti po- derosi per arricchire la nostra formazione, e la nostra attivité di formatori, di riflessioni sulle ragioni delléfñcienza e sulle ra- gioni dell'innovazione. Cercando di rispondere cosi ad esigenze che venivano da un mondo in cui si stava awiando una profon- da trasformazione, che cominciava ad accorgersi di disporre di risorse scarse e che doveva essere indagato non solo per trovare soluzioni, ma prima ancora per capire la cause dei fenomeni».
Alle radici della capacité di anticipazione evocata da Sinopoli è risalito Rosario Giuffré, che nel suo intervento ha attribuito a Ciribini Finclinazione «alla trasgressione, ad andaré oltre le cose che sembrano acclarate o sono diventate ormai punto fermo, per tróvame altre, ai confini della disciplina che si pratica». Nel- la liberté di esercitare costantemente la curiosité, e nell'umilté di indietreggiare quando si ritiene che la strada intrapresa non porti a risultati concreti, Giuffré riconosce il "marchio forte" lasciatogli in eredité dalla lunga frequentazione con Giuseppe Ciribini. Insieme alla trasgressivité, che lo stesso Giuffré ha ri- vendicato di avéré fatto propria, assumendola come filo condut- tore della propria vita personale, di quella accademica e anche dell'impegno civile, nella convinzione che essa rappresenti un carattere indispensabile per un ricercatore. Quella di Ciribini «per me non è la "misura" di un maestro universitario che in- segna la disciplina - ha concluso Giuffré - ma la misura delle persone che insegnano a essere uomini, a vedere la scienza come un obbligo civile con cui ci si deve implicare per contribuiré a migliorare la struttura sociale in cui si vive».
Con altri toni, ma nella stessa direzione hanno puntato le rifles- sioni di Gabriella Caterina, che ha animato di ricordi personali la memoria di due scelte pionieristiche di Ciribini, fortemente an- ticipatrici di sviluppi che si sarebbero consolidati solo parecchi anni dopo: da un lato, Finteresse e Fattiva mobilitazione cultúrale per la diffusione degli sudi sull'Ergonomia, dall'altro, Fapproc- cio fortemente innovativo al tema del recupero «che Ciribini ha fondato sui concetti di affidabilité del costruito, durabilité, ma- nutenibilité, in stretta coerenza con l'idea straordinariamente moderna di "circolarité della conoscenza". Da cui si ricava - ha concluso Caterina - Fassunto della centralité del progetto, ancora oggi purtroppo non da tutti condiviso e ancor meno praticato».
Romano Del Nord ha individuato nel carattere di persistente attualité il terzo tratto connotante del pensiero di Ciribini, fra quelli evidenziati durante la Tavola Rotonda. Unattualité - ha sostenuto Del Nord - fondata «sulla capacité di preconizzare gli effetti delle innovazioni, e quindi di saper prevedere i trend e orientare conseguentemente le Strategie di política técnica da porre in essere per gestirli». Di essa, Del Nord identifica le tracce evidenti nella traiettoria accademica e scientifica di Ciribini: a cominciare dall'attenzione per le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni ancora ai primi passi, ma identifícate da Ciribini come risorse potenzialmente molto rilevanti per favori- re lo sviluppo di un "progetto consapevole", condiviso e concertato. E ancora: la cibernética, soprattutto intesa come capacité di connettere sinergie ed dementi diversi nella gestione della complessité, un tema a cui Ciribini ha rivolto grande attenzione in tutta la sua ricerca, e che ha poi aperto la strada alio sviluppo delle metodologie progettuali basate sull'approccio sistemico.
Il richiamo alla nécessité di adottare nelle discipline del progetto unattitudine fortemente interdisciplinare è individuato anches- so da Del Nord come indizio della stessa acuta preveggenza che caratterizza la visione di Ciribini. L'apertura a tutto campo', che dalle discipline tecniche si dispiega non solo in quelle fisico-ma- tematiche, storico-giuridico-filosofiche ed economiche, ma che investe «anche le scienze umane a contenuto biomedico, psico- sociale e del comportamiento» prefigura con largo anticipo, se- condo Del Nord, un'esigenza oggi acutamente presente.Anche nella visione del rapporto indissolubile tra tecnología, progetto e architettura, e nella parallela individuazione delle distinte (ma complementari) componenti "hard" e "soft" delle tecnologie, Del Nord ritrova nel pensiero di Ciribini robusti punti di riferimento ancora pieriamente validi, su cui sostiene si possano e si debbano oggi rifondare, adeguando ai tempi gli approcci e gli strumenti, la fondamentale figura del Project Management e le correlate lo- giche di gestione del progetto. Nel pensiero di Ciribini, infine, Del Nord trova fortemente anticipatrici anche la visione di una tecnología che apre con forte anticipo, e "sorprendentemente", il dibattito cultúrale sulla eco-sostenibilité, e le riflessioni sui signi- ficato e sulle implicazioni operative del concetto di "sistema", fino alla prefigurazione dei principi fondativi delle linee di ricerca sui building systems e sui conseguenti modelli di industrializzazione edilizia.
In seguito, sollecitati da Lorenzo Matteoli a spostare lo sguardo dalla rievocazione del passato alie prospettive future, i Relatori hanno dedicato il loro secondo e ultimo intervento a delineare la loro visione delle prospettive di evoluzione della Tecnología delFArchitettura, individuandone i nodi critici ma anche i punti di forza su cui fare leva per rispondere adeguatamente alle esi- genze della société e alle domane del mercato.
«Riconquistare il ruolo di "pioniere" che la Tecnología delFAr- chitettura ha storicamente svolto nell'ambito delle discipline del progetto» è stato Fauspicio formulato da Lorenzo Matteoli, rife- rendosi al fondamentale compito svolto con successo in passato dai tecnologi nel far transitare dentro la cultura del progetto co- noscenze provenienti da molti e diversi ambiti: dalla biomedica, alia biología, alle scienze naturali, alFergonomia.
Una prospettiva di superamento dei ristretti confini disciplinari condivisa anche da Gabriella Caterina che, evocando la lezione di Ciribini, ha ribadito la nécessité di ispirarsi ad una concezione della tecnología come categoría del futuro e dell'inedito e quin di di «ritrovare la capacité di andaré oltre, di adottare catégorie diverse, di recuperare un accordo fra opposti, una paradossale concomi- tanza fra memoria incessante e apertura verso il futuro. Affinando gli strumenti e la capacité di gestione, che oggi appaiono costituire il principale ostacolo all'attuazione di questa prospettiva, nono- stante non man chino invece le tematiche a cui applicarla».
«La lezione di Ciribini - insieme a quelle di Pierluigi Spadolini e di Eduardo Vittoria - impongono alia disciplina la responsabilité e Fobbligo morale di contestualizzare la visione del futuro, mo- dellandola rispetto alie prospettive di evoluzione che è possibile prevedere. Ció implica - ha sostenuto Romano Del Nord - una
inderogabile nécessité di costante adeguamento che investe sia i modelli pedagogía, sia - e soprattutto - i contenuti formativi e gli ambiti di ricerca. II punto fondamentale è che sia il ruolo che le finalité del progetto stanno cambiando». La concezione che vedeva il progetto come strumento di istruzione per la costru- zione, quindi con la finalité specifica di orientare il processo co- struttivo in tutte le sue componenti qualitative, nell'attuale confi- gurazione del mercato diventa invece strumento di obbligatoria concertazione: cioè - argomenta Del Nord - uno strumento con cui mettere a punto la soluzione da adottare in maniera sem- pre più condivisa, come lucidamente prefigúrate da Giuseppe Ciribini. Ció richiede di adottare, ancor più di quanto non sia stato fatto finora, una visione del progetto connotato come pro- gramma: un programma che - secondo Del Nord - «diventa supporto e terreno del dialogo che si innesca fra gli operatori del processo e quindi implica la necessaria e contemporánea valuta- zione di tutte le componenti che entraño in gioco: cosí nei con- testi operativi e applicativi, quanto, in ámbito accademico, nella definizione delle interazioni fra tecnología e discipline degli altri corsi dei nostri dipartimenti». Gli operatori progettuali interlo- quiscono sempre più con il mondo industriale e produttivo piut- tosto che con le committenze, «e questo deve farci riflettere su come formare i nuovi architetti: il meccanismo del progettista servitore del costruttore - ha concluso Del Nord - tende addirit- tura a ribaltarsi, creando le condizioni perché la leadership possa essere affidata ad una figura dotata di robusto spessore cultúrale, a condizione perô che essa garantisca la concertazione, la con- divisione e la consapevolezza delle scelte. Questo è un rivolgi- mento sostanziale del modo di intendere la progettazione e del modo di svilupparla».
«Nella prospettiva di circolarité ermeneutica di cui parla Ciri- bini in uno dei passi che sono stati letti da Lorenzo Matteoli, pensó che il futuro della Tecnología delFArdiitettura sia di ritor- nare alYhard, mollando un po' dei troppi sofi di cui la disciplina si è occupata in questi anni». Cosi Nicola Sinopoli ha traccia- to decisamente la traiettoria di evoluzione che a suo parère si impone oggi come un indispensabile riallineamento del ruolo della disciplina. Dal momento che «come segnalava Del Nord, nei mercato attuale il progetto non è più servo del costruttore, ma è il progettista che si sceglie un costruttore in funzione della realizzazione del suo progetto, allora - ha osservato Sinopoli- o prepariamo persone che conoscano la costruzione e il mondo dei materiali e non solo il mondo delle nuvole, oppure difficil- mente questa importante prospettiva di innovazione riusciré ad essere alimentata da professionisti formati da noi. E in questa nécessité di ritorno alYhard, alla costruzione, al confrontarsi con i materiali io vedo il futuro circolare della tecnología dell'archi- tettura».
Di diverso tono Fopinione di Rosario Giuffré, che in un'iperbole ha riassunto la sua visione del futuro della disciplina, afferman- do la sua convinzione della nécessité che «nelle scuole di archi- tettura si insegni il problema difficile della morte dell'architettu- ra: un passaggio indispensabile senza il quale la nostra discipli- na non ha progetto, perché solo la morte consente la rinascita di una filosofía di azione, e la Tecnología delFArchitettura è una filosofía di azione».Ma parallelamente e pragmáticamente Giuf- fré ha evocato anche la nécessité di romperé le barriere che a suo parère nelle scuole di architettura (e anche in quelle ingegne- ria) entro cui la Tecnología delFArchitettura è stata costretta nei confronti dell'urbanistica e della composizione architettonica, negando cosi il carattere di lingua fondamentale di comunica- zione che della tecnología è proprio. E come tale le fa assumere valenza universale.
Giuffré ha inline concluso il suo intervento con la raccomanda- zione «di non fare a Ciribini il torio di trasformarlo nei santo della Tecnología delFArchitettura, richiudendolo in perímetro cultúrale e civile del tutto contrario alla sua storia e alla sua vita. Ciribini non ci appartiene: ci ha formato ma appartiene alla cultura completa dell'agire sullambiente, quella che trascina i pensieri filosofici dentro azioni, dentro alYhard come diceva Si- nopoli. Un lascito impegnativo, ma da cui non siano autorizzati aderogare».
Gli interventi alla Tavola Rotonda sono stati intervallati da citazioni di passi tratti da testi di Giuseppe Ciribini, che qui si riportano:
«Le nécessita del futuro richiedono, appunto, insistentemente una in- dagine profonda dell'opera diuturna ed intelligente dei padri. Corne si potrebbe, infatti, ancor oggi servirsi di tale opera secolare oppure corne sipotrebbe condannarla senza averia prima minutamente esaminata?» In: Montagna, n. 9-10, settembre 1942.
«La città è vista da Ilya Prigogine, una delle massime autorità nel cam- po degli studi sui fenomeni irreversibili, come ordinamento instabile e temporáneo assimilabile al vívente, al sociale. È qualcosa di paragona- bile alie nuvole, come non configurant!, dai quali ogni tanto emergono strutture dótate di una pur breve vita e subito risucchiata nelfammasso primitivo, privo di specifiche connotazioni; o all'acqua che scorre uni- forme nei fiumi, ma nella quale si sviluppano gorghi e risucchi che pre- sto si annullano nel suo continuo, indefinito fluiré».
Dalla: Relazione tenuta al Convegno La città come progetto continuo svoltosi a Teramo il 29-30 novembre '85, in occasione del premio di architetturaTERCAS, pubblicata in: Recuperare n. 22, 1986.
«Le radici del quale pensiero affondano sia nella dialettica booleana di verità oscillante fra il determinato e il probabile, sia nel gioco hei- senberghiano fra certo e incerto e fra oggetto e soggetto e sia, infine, nel rapporta fra strutturato e indistinto, rapporta per il quale il primo emerge dal secondo quando date condizioni evenienti lo sollecitino o l'impongano. La città si trova a essere, cosí, una struttura orgánica o, meglio, un sistema generativo, nel quale alla concezione classica di in- varianza sistemica si sostituisce un fattore attivo (detto dal físico tedesco H. Heken parametro d'ordine) che forma, governa, rigenera l'insieme delle mutazioni necessarie che hanno luogo, aleatoriamente o meno, nel tessuto relazionale fra il tutto e le parti».
Dalla: Relazione tenuta al Convegno La città corne progetto continuo svoltosi a Teramo il 29-30 novembre '85, in occasione del premio di architetturaTERCAS, pubblicata in: Recuperare n. 22, 1986.
«In questa prospettiva di circolarità ermeneutica, la memoria del pas- sato riemerge nel futuro mentre la memoria del futuro non sembra di- mostrarsi sorda a ció che fu mi tempo e che oggi soprawive al proprio essere stato arricchendolo, appunto, nella forma di rimembranza. E, qui, gli episodi advenienti affiorano nell'esistente città proprio secondo mo- dalità emotive. Ma che cos e, precisamente, l'emozione?».
Dalla: Relazione tenuta al Convegno La città come progetto continuo svoltosi a Teramo il 29-30 novembre '85, in occasione del premio di architetturaTERCAS, pubblicata in: Recuperare n. 22, 1986
Within the Turin Congress celebrat- ing a century from Ciribinis birth, a round-table recalled his figure through witnesses of colleagues and scholars who had known him closer during his long and intense career. Various aspects emerged from Ciribinis character and thinking, showing the multifacet- edrichness of his exceptional nature of scientist and human being (Sinopoli) as well as his significant conceptual herit- age still valid today.
Quotations from Ciribinis writings - selected by Lorenzo Matteoli, moderator of the round-table - as well as memories of his academic life and personal experiences, recalled by the speakers, allowed to catch important traits of Ciribinis personality also by persons who had not the chance to meet him. Beside the fondness and gratefulness shown by everybody, the speeches proposed interesting considerations about Ciribinis thinking; in particular, the following three aspectswhere highlighted as a strong footprint of his character.
Firstly, his great premonition capacity shown on the issues he dealt with much in advance on his times and which has become shared inheritance today after almost fifty years. This was stated by Nicola Sinopoli, who quoted the books published by SAIE, whose Techni- cal Committee Ciribini had animated from the end of the sixties through the seventies of last century, when the Bologna fair became one of the most important events in the field of con- struction innovation. Among those books: Componenting (1968), in which concepts as "approach by components" and "open system" were elaborated for the first time in Italy and the new word of the title would have been used since internationally recognising its effec- tiveness to identify these innovations which were involving the construction world; The electronic challenge (1969) and Policy, habitat, new technology (1970), devoted to topics that would have been defined afterwards as "envi- ronmental design"; A planet to be lived in (1971), in which the environmental problem was opened' in advance based upon a sustainable approach.
One of the main trait of Ciribinis activ- ity was - according to Sinopoli - the curiosity for themes not strictly related to scientific and cultural commitments; this attitude contributed to stimulate scholars as well as construction profes- sional operators towards an innovative approach based on new knowledge, open to interdisciplinarity and interna- tionality, as a way to overcome the "pro- vincial" attitude of those times.
«And, Ciribinis commitment to melt successfully "University and Industry Culture and Enterprise"- stated Sinopo- li in conclusion of his speech - is one of the most significant traits of his scien- tific and academic experience. Together with Spadolinis and Zanusos, Ciribini s lesson was crucial for bringing the in- dustrial culture into the architecture schools, within which it was totally ab- sent. This lesson was fundamental be- cause it supplied strong tools to enrich our educational background, and our teaching activity, with thoughts on the importance of efficiency and innova- tion. These were answers to the needs of a world which was experiencing a deep transformation, starting to acknowl- edge the scarcity of resources and the must for finding solutions even before understanding the causes of those phe- nomena».
Secondly, as recalled by Rosario Giuffré, Ciribinis bent towards «transgression, i.e., his tendencyto overpass concepts which appeared state-of-the-art s in or- der to find other ideas at the boundaries of his discipline». The "strong mark" in- herited by Giuffré from the long shared experience with Ciribini was, together with transgression, the freedom of ex- ercising constantly curiosity, but with an humble attitude leading to the ability to step back when the road taken is per- ceived as not bringing concrete results. Ciribinis teaching, in Giuífrés experi- ence, «is more important for his human flair rather than his academic discipli- nary role, and helped him to see science as a civil commitment contributing to the enhancement of society».
In the same direction, although with a different tone, Gabriella Caterina re- called two Ciribinis pioneer choices: the interest and cultural mobilisation for the diffusion of Ergonomy; a strong- ly innovative approach to the topic of building refurbishment, «based on the concepts of reliability, durability, and maintainability of construction works, strictly connected to the extraordinarily modern idea of "knowledge circularity". From these concepts, an assumption of design centrality - concluded Caterina - can be drawn and, unfortunately, it is today neither universally agreed upon nor practiced».
Thirdly, Ciribinis thinking has a trait of persistent up-to-dateness - as high- lighted by Romano Del Nord - mean- ing «his ability to foretell the effects of innovations and, hence, to foresee the relevant trends as well as to orient consequently technical policy strategies for managing them». This is apparent in Ciribinis academic and scientific career: starting from his attention on ICTs at their beginning, identified as significant potential resources for the development of a "aware concerted design"; following with the cybernetic, thought as a capacity to connect various elements and synergies in managing the complexity; to end with opening a road towards the development of design methodologies based on a systemic ap- proach.
This acute Ciribinis proness towards precognition was also apparent in his strong interdisciplinary attitude, en- compassing technical disciplines such as physics and mathematics, human sciences such as history, law, and phi- losophy as well as social sciences such as biomedical and behavioural sciences and psychology. Also Ciribinis vision of the indissoluble link amid technol- ogy, design, and architecture as well as the parallel distinction between the "hard" and "soft" components of tech- nologies are still valid paradigms, based on which the role of a Project Man- ager, with the relevant design operating methods, can be re-founded provided the necessary update of approaches and tools. Surprisingly - stated Del Nord - Ciribinis thinking foretold the vision of a technology open to the up-to-date cultural debate on eco-sustainability through the meaning and operational implications of the "system" concept as well as the research directions on "building systems" and the related models of building industrialisation.
Afterwards, Lorenzo Matteoli invited the speakers to talk about their vi- sion on the future perspectives of the evolution of Architecture Technology highlighting critical problems as well as strengths in order to answer soci- ety needs and market demands.He expressed a wish that «Architectural Technology reconquer the pioneer role historically held within the design dis- ciplines, by successfully transfer knowl- edge from bio-medics, biology, natural sciences, and ergonomy to the culture of design».
Caterina recalled Ciribinis lesson on technology as a category of the future and the "unpublished" «to find again the capacity to go over, to adopt new paradigms, to recover an agreement between opposites within a paradoxical co-presence of obsessive memory and opening to the future.This can be done by tuning up management tools which seem today not so well suited to imple- ment that perspective».
Romano Del Nord stated that «Cir- ibinis, together with Spadolinis and Vittorias lessons assign to the "disci- pline" the responsibility and the moral obligation to contextualise the vision of the future, modelling it with respect to foreseeable evolution perspectives. This implies a constant adaptation need in- volving pedagogical models as well as education contents and research fields. The essential point is that both role and ends of design are changing»: the design concept as an instruction tool for building to orient the construction process on all qualitative components becomes a tool for a mandatory agree- ment within the current market frame- work. In other words, a tool by which setting up a solution based on a shared approach as clearly foretold by Ciribini. This requires a concept of design as a programme, «which becomes the framework for a dialogue amid con- struction process operators within both the practitioners context and the academic world with the aim of defin- ing the interactions between technol- ogy and other architecture disciplines». Designers interact increasingly with the industrial world rather than with clients; «this should make us thinking on how to form the new architects. The mechanism regarding the designer as a servant of the builder - concluded Del Nord - tends to overturn, creating con- ditions that leadership be given to a fig- ure of recognised cultural background and able to guarantee agreement, shar- ing and awareness of choices».
Referring to the perspective of herme- neutic circularity mentioned by Cir- ibini, Nicola Sinopoli stated that «the future of technology is to come back to the "hard" abandoning the too many "soft" the discipline have dealt with in the last years». This means that, «since the designer is no longer servant of the builder - as stated by Del Nord - but chooses a builder in relation to the con- struction of his project, either we edu- cate persons who know construction works and its materials and not only a clouds world or this important innova- tion perspective will have a few chances to be fed by professionals formed by us. The circular future of architecture tech- nology lays just on this need to come back to the "hard" to the construction works, to dealing with materials»
Rosario Giuffré expressed quite a dif- ferent opinion, emphasising «the need for the schools of architecture of teach- ing the difficult problem of the "death of architecture": this is an essential passage without which our discipline does not have "project" because only death allows for the rebirth of an action philosophy as it is architecture tech- nology». But in parallel and pragmati- cally, Giuffré evoked as well the need to break the barriers against which archi- tecture technology has been confined by disciplines such as town-planning and architectural composition, which have denied its character of funda- mental and universal communication language.
Giuffré concluded by recommending that «Ciribini be not transformed, mis- takenly, into a saint of the architecture technology so doing enclosing him in a cultural and civil perimeter contrary to his story and his life. Ciribini does not belong to us: he formed us but belongs to a complete culture of action on the environment, dragging philosophical thoughts into actions, into the "hard" as stated by Sinopoli. A compelling in- heritance, but which we are not author- ised to dismiss».
NOTES
1 Translation by Mario Grosso.
The round table remarks were separated by quotations of passages from texts by Giuseppe Ciribini, which are listed here:
«Moreover, the futures needs require an in-depth study of those truly enduring and gifted works by our forefathers. Indeed, how could these centuries-old works still be used or how could they be condemned without first having been thoroughly examined?»
In: Montagna no. 9-10, settembre 1942.
«Ilya Prigogine, a leading authority in the field of studies on such irreversible phenomena, sees the city as a temporary, unstable arrangement similar to a living, social being. It can be compared to clouds, shapeless yet short-lived structures occasionally emerge from them and, lacking specific connotations, are immediately sucked into the primitive mass; or to water as it flows in rivers, nevertheless whirlpools and eddies develop that soon vanish in the continuous and undefined flow.»
From a lecture given at the conference on La città come progetto continuo ( The City as an Ongoing Project), held in Teramo on 29-30 November 1985, on the occasion of the TERCAS architecture award, published in Recuperare no. 22, 1986 .
«The roots of that thought are rooted in the Boolean dialectic of truth that swings between the established and the probable, both in the Heisenbergian game between certainty and uncertainty, and between subject and object and, finally, in the relationship between the structured and the unstructured, for which the first
relationship emerges from the second when expedited or established by certain occurrent conditions. The city is thus an organic structure or, better, a generative system, in which the classical conception of systemic invariance replaces an active factor (called the parameter of order by the German physicist H. Haken) that forms, controls, and regenerates all the necessary mutations that, randomly or not, take place in the network of relationships among the whole and the parts.»
From a lecture given at the conference on La città come progetto continuo ( The City as an Ongoing Project), held in Teramo on 29-30 November 1985, on the occasion of the TERCAS architecture award, published in Recuperare no. 22, 1986.
«From this perspective of hermeneutic circularity, the memory of the past resurfaces in the future, while the memory of the future does not appear to be insensitive to what was in the past and that survives today as a sort of remembrance that enriches the future. And it is here that these adventitious events surface in an existing city especially in accordance with emotional modalities. But specifically, what is that emotion?»
From a lecture given at the conference on La città come progetto continuo (llThe City as an Ongoing Project"), held in Teramo on 29-30 November 1985, on the occasion of the TERCAS architecture award, published in Recuperare no. 22, 1986.
a cura di Ernesto Antonini, Dipartimento DAPT Université di Bologna
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