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Mario Telò è uno dei più qualificati studiosi e analisti della realtà comunitaria e della sua storia, ed è anche per me un caro amico oltre che - nel suo ruolo di professore ordinario di Storia delle dottrine politiche particolarmente dedito all'insegnamento della storia dell'idea di Europa - uno stimatissimo collega di disciplina. Ed è in nome di questa colleganza e amicizia ormai trentennale, come trentennale è il percorso di ricerca i cui frutti Telò ha condensato in questo prezioso volume, L'Europe en crise et le monde, piccolo di formato, ma di una mirabile densità, che, pur consapevole della mia scarsa competenza nella maggior parte delle discipline specifiche che esso mette in campo, ho accolto con entusiasmo l'invito a partecipare alla sua presentazione. Un entusiasmo che la sua lettura attenta e integrale ha confermato e accresciuto, aggiungendo gratitudine per i molteplici insegnamenti che ne ho tratto. Insegnamenti che ritengo estremamente proficui, nella loro originalità e ampiezza di orizzonti, per un pubblico di studenti impegnati ad acquisire una conoscenza approfondita, critica e presto, si spera, operativamente efficace nel campo degli studi europei e internazionalistici. Sono anche convinta che sarebbe importante che essi potessero avere diffusione anche all'esterno del mondo universitario, così da integrare la spesso carente informazione in ordine alla vita, all'azione, ai successi e ai problemi dell'Unione Europea, e soprattutto per contrastare e correggere i tanti falsi luoghi comuni che al riguardo, per lo più non disinteressatamente, vengono insistentemente proposti - e quasi imposti - all'opinione pubblica.
Tra i tanti meriti del libro, quello che in primo luogo mi ha colpito e mi preme segnalare è la robustezza, la potenza, e oserei dire l'esemplarità del metodo di ricerca con cui il tema 'crisi dell'Europa' (intendendosi naturalmente per Europa l'Unione Europea) vi è affrontato. Un metodo comparativo, che da storico delle dottrine politiche Telò esplicitamente ricollega alla lezione di Montesquieu e nel quale a me, nella stessa prospettiva disciplinare, viene spontaneo riconoscere anche una piena corrispondenza a quell'esigenza fondativa di un nuovo approccio finalmente 'scientifico' alla politica, così come alla storia e al diritto, che poco meno di due secoli prima un altro grande pensatore francese, Jean Bodin, padre di un 'sovranismo' all'epoca modernizzante quanto oggi appare passatista, e metodologicamente grande antesignano dell'approccio politologico montesquiviano, nella...





