Title: The New Italian Emigration: What we Know, How We Talk of It.
Abstract: In recent years emigration has become a debated issue in public and political arenas, because of the increased number of Italians who moved abroad. Unlike the public debate, sociologists have not addressed the issue, that remains an almost intact field of study. This paper attempts to systematize the little knowledge and highlight the main issues related to the topic. The first issue regards the spread of two frames by mass media which depict migration only as a brain drain or a consequence of the economic crisis. The second is the historic production which often compares past and present movements of people in term of poor vs. global migrants. The third concerns the division between approaches that deal with mobility and those that study migration, as if they were two different phenomena. The final aim is to provide a more complete picture of the state of the art, and propose some reflections for a better understanding.
Kewords: Emigration, Mobility, Italy, Immigration, New Italian Emigration.
Negli anni più recenti l'emigrazione italiana è diventata un tema assai dibattuto, in ragione dell'aumento di persone, soprattutto giovani, che si sono trasferite al di fuori del paese. E in effetti se si guarda ai dati, i cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE al 1° gennaio 2015 sono 4.636.647, con un aumento del +3,3% rispetto al 2014. Se si guarda ancora più indietro nel tempo, tale incremento diventa del +30% rispetto al 2007, segno di un fenomeno che è aumentato in modo considerevole negli ultimi anni (Fondazione Migrantes 2015).
Gli italiani all'estero sono persone con un'età media di 30-34 anni, in prevalenza uomini (57,6%), per lo più celibi/nubili e con un livello di istruzione medio-alto. Provengono per la metà dalle regioni meridionali del paese (51,4%), il 33,2% dal Nord Italia e il 15,4% dal Centro. Se le regioni meridionali continuano a mantenere il primato delle partenze (con la Sicilia in testa, seguita da Campania, Lazio e Calabria), negli ultimi anni le regioni settentrionali sono diventate più dinamiche: nel 2015 l'aumento più consistente in termini assoluti di trasferimenti all'estero si è avuto in Lombardia (+24 mila) e Veneto (+15 mila), seguiti dalla Sicilia (quasi +15 mila), Lazio (quasi +14 mila) e Piemonte (quasi +13 mila) (ibid. 2015).
Le mete preferite dagli italiani nel 2015 sono la Germania, il Regno Unito, la Svizzera e la Francia. Ma accanto a paesi che storicamente sono mete d'emigrazione per gli italiani, negli ultimi anni vi sono nuovi territori: i trasferimenti per l'Irlanda o gli Emirati Arabi Uniti sono aumentati notevolmente, segno di un'emigrazione sempre più diversificata.
Gli aspetti che suscitano maggiormente le discussioni pubbliche e politiche sulla più recente emigrazione italiana sono la giovane età e l'elevato capitale culturale degli emigranti: l'accento è sulla perdita di persone talentuose che decidono di sfruttare le proprie competenze all'estero, non potendolo fare in Italia dove la disoccupazione è elevata e la crisi economica persistente.
A differenza del dibattito pubblico, la ricerca sociale non si è dedicata molto allo studio della più recente emigrazione italiana, sia perché si tratta di un fenomeno nuovo ed emergente, sia perché l'attenzione degli studiosi si è concentrata prevalentemente sulle migrazioni internazionali, da paesi considerati culturalmente diversi.
Queste lacune degli studi sociali sono compensate da una fiorente produzione in altri settori, dal cinema alla televisione alla letteratura, fino ad arrivare alle forme più attuali di espressione e comunicazione, i siti web e i blogs. Anche la storia se ne è occupata, e le pubblicazioni in chiave storica sull'emigrazione italiana del passato, dal periodo pre-unitario fino agli anni 70', sono numerose. A queste si aggiungono iniziative e attività culturali promosse da centri studi ed istituzioni museali nati in Italia e all'estero per valorizzare la memoria dell'emigrazione italiana (ad esempio il CISEI di Genova o il Museo nazionale dell'emigrazione italiana a Roma).
Una rassegna degli studi sociologici sulla piu recente emigrazione italiana diventa quindi difficile, vista la carenza di materiale. Si puo trovare una discreta produzione di ricerche quando si focalizza l'attenzione sul tema della mobilità, e non piu su quello dell'emigrazione. Mobilità e migrazione appaiono infatti come due concetti distinti, facenti riferimento a movimenti di persone diversi, analizzati con approcci concettuali e teorici differenti. Questa dicotomia alimenta una certa confusione e offusca la conoscenza del fenomeno.
Il presente contributo vuole quindi mettere in evidenza le principali problematicità legate allo studio dell'emigrazione italiana attuale. La prima è la diffusione di opere artistiche, letterarie e giornalistiche che di fatto producono una certa distorsione del fenomeno, di ieri e di oggi. La seconda è la fiorente produzione storica che, pur rivalutando l'importanza dell'emigrazione nella storia d'Italia, quando si trova a comparare le migrazioni di ieri con quelle di oggi spesso rischia di ridurre la questione a una mera contrapposizione tra i migranti globali odierni e i migranti poveri del passato. Infine, la terza problematicità riguarda la citata divisione tra approcci che si occupano di mobilità e approcci che si dedicano allo studio delle migrazioni, restituendo l'idea che si tratti di due fenomeni completamente distinti e slegati.
L'intento finale è quello di fornire un quadro piu esaustivo dello stato dell'arte e di proporre nuove linee di ricerca sociologica per una migliore comprensione del fenomeno.
L'emigrazione di oggi nei mass media
Il tema dell'emigrazione italiana è stato affrontato in chiave storica in numerosi film, prodotti sia in epoca passata sia negli anni piu recenti. Come il cinema, anche la televisione e la letteratura si sono occupati del tema, pur sempre in una prospettiva storica1.
L'emigrazione contemporanea è diventata a sua volta oggetto di discussione e dibattito nei mass media in ragione dell'aumento esponenziale dei cittadini italiani iscritti all'AIRE. A seguito della crisi economica e degli elevati tassi di disoccupazione, specie giovanile, i discorsi pubblici e politici hanno sottolineato ed enfatizzato lo stretto legame tra condizioni economiche e migrazione. In un contesto economico difficile, caratterizzato da precarietà ed elevata disoccupazione, molti giovani vanno in cerca di migliori opportunità di vita e di lavoro all'estero.
Attraverso il monitoraggio e l'analisi delle notizie uscite on line sul tema degli italiani all'estero tra gennaio e novembre 20152, si evince che alcuni termini vengono usati in modo ricorrente: fuga, mancanza di opportunità, crisi economica, disoccupazione, mancanza di speranza, lavoro sono le parole piu usate da siti e testate giornalistiche on line, e restituiscono un'immagine della migrazione dei giovani italiani in un'accezione negativa, quasi drammatica. L'emigrazione appare come una necessità piuttosto che una scelta, dettata dalla precarietà lavorativa e dalla mancanza di opportunità nel contesto italiano. Fuggire diventa l'unica soluzione per poter trovare condizioni di vita migliori e potersi realizzare sul piano professionale e personale.
Altri termini ricorrenti nelle testate giornalistiche on line e su vari siti di informazione sono quelli di: fuga dei cervelli, talenti in fuga, laureati, in cerca di futuro/fortuna all'estero. Qui l'enfasi è posta sull'incapacità del paese di valorizzare i talenti e le abilità delle giovani generazioni, che per questo motivo scappano all'estero in cerca di fortuna. La ricorrenza di questo frame narrativo è confermata anche da Lai (2014), che attraverso l'analisi di circa 100 titoli di quotidiani - una delle poche analisi di quotidiani, forse l'unica, esistente sul tema - nota come il termine più usato sia quello di "cervelli", seguito da "fuga". Secondo l'autrice sotto i riflettori dei media ci sono prevalentemente ricercatori e dottori di ricerca: l'accento è sulle maggiori possibilità che questi giovani altamente qualificati trovano all'estero e sull'impoverimento della capacità di crescita e innovazione dell'Italia a causa della fuoriuscita di capitale umano di elevato livello. Tra i cervelli in fuga vengono annoverati anche i manager e gli imprenditori, che trovano all'estero opportunity professionali ed economiche di gran lunga migliori.
Nel descrivere l'emigrazione dei giovani italiani talentuosi, i mass media fanno solitamente riferimento ad emblematiche storie di successo. I percorsi di vita di alcuni giovani vengono descritti nel dettaglio e diventano rappresentativi di una popolazione in emigrazione che in realtà è molto più eterogenea e sfaccettata di quanto possano restituire queste storie. E il caso di Fuori luogo (2010), di Taddia e Ceroni, un libro che descrive le storie di Matteo, Ilaria, Sergio, Marco, Luca e altri italiani (14 storie in tutto) che hanno lasciato l'Italia in cerca di realizzazione e fortuna all'estero. Lungi dall'essere il ritratto di una generazione, sono quasi tutti giovani con percorsi e passioni inusuali (ad esempio Marco è diventano un esperto di bonsai e gira per il mondo, Ilaria è una ricercatrice che studia le scimmie urlatrici nella foresta argentina), che all'estero hanno trasformato queste passioni in professioni. Il libro tratteggia degli "italiani coraggiosi" (cosí definiti nell'introduzione) che scelgono di partire per inseguire sogni e progetti, ben lontani dalla rappresentazione del giovane disoccupato costretto a emigrare in tempi di crisi economica. Allo stesso modo il libro di Sergio Nava (a cui è seguita la creazione del blog e la messa in onda di una trasmissione radiofonica), fin da titolo La fuga dei talenti (2009) mostra chi sono i protagonisti delle storie raccontate: medici, ricercatori, ingegneri e architetti, con titoli di studio elevati che fuggono da un paese in cui non esiste meritocrazia, un paese immobile e statico in cui non poter far valere il proprio talento.
Accanto agli articoli di giornale e ai libri-inchiesta, negli ultimi anni si sono moltiplicati siti e blogs in cui prendono direttamente la parola gli emigrati, raccontando le storie personali, le scelte e le paure, le difficoltà e le soddisfazioni a seguito della migrazione3. A titolo di esempio citiamo i siti Io torno se, Italiansonline, Mollo tutto, Italiasinfuga, Cambiare vita, il blog di Cucchiarato Vivo altrove (nato con il libro omonimo e seguito dalla creazione del documentario omonimo), quello di Sergio Nava La fuga dei talenti, o ancora quello del Fatto quotidiano Cervelli in fuga o quello di Repubblica Italiani all'estero4. Attraverso queste nuove forme comunicative ed espressive si colgono le motivazioni di chi è partito, che sono diverse ed eterogenee: chi se ne è andato a causa di una condizione di disoccupazione, chi per necessity di realizzazione, chi per studio, chi per avventura, chi per migliorare la conoscenza delle lingue, chi per desiderio d'avventura, etc.
Dall'analisi dei blogs sopra citati si evince che i motivi della partenza sono molteplici e i profili dei soggetti eterogenei, tanto da non poter collocare il fenomeno né all'interno del frame narrativo della crisi economica né in quello della fuga dei cervelli5. Dai racconti dei giovani italiani all'estero si nota che la precarietà del mercato del lavoro italiano e l'insoddisfazione per la mancata valutazione delle proprie professionalità non sono le cause dirette dell'emigrazione, ma le conseguenze di un sistema sociale e culturale statico e privo di stimoli, in cui non esiste meritocrazia e che offre nella percezione dei giovani solo un futuro di incertezze.
Sia i siti, i blogs e i libri degli italiani emigrati all'estero sia gli articoli di giornale sul tema sono una ricca fonte di informazione, ma talvolta restituiscono un'immagine distorta o semplicistica della realtà. Si sottolineano gli elevati titoli di studio degli emigrati, si enfatizza la perdita di capitale umano derivante dalla fuga dei cervelli, si cita il lavoro come motivazione principale della partenza, etc. Gli stessi titoli dei blogs sono talvolta fuorvianti: rimandano a una certa rappresentazione dell'emigrato, ma di fatto sono contenitori in cui trovano spazio e voce individui con storie e background diversi (ad esempio Cervelli in fuga del Fatto quotidiano contiene le storie più disparate e diverse, non solo quelle dei dottori e dei ricercatori in fuga, come si potrebbe pensare dal titolo).
Analizzando più nel dettaglio i racconti dei protagonisti emerge invece una realtà molto più sfaccettata, che spinge a mettere in discussione i termini più spesso utilizzati, e ad analizzare il fenomeno da una prospettiva sociologica. Parlare di cervelli in fuga è riduttivo, perché gli emigranti sono un universo eterogeneo, con diversi livelli di qualificazione e formazione. Tra chi parte vi sono anche molti diplomati (il 29,9% nel 2014, dati Fondazione Migrantes 2015) o persone che hanno intrapreso percorsi professionalizzanti (ad esempio nel settore alberghiero).
A sua volta, il riferimento alla perdita di capitale umano derivante dall'emigrazione di laureati e dottori di ricerca è criticabile. L'emigrazione di un operaio specializzato, un artigiano, un artista, uno chef è pur sempre una perdita di persone qualificate che portano all'estero il loro sapere o genio artistico. Parlare di fuga di cervelli ed escludere da questo discorso le persone con titolo di studio inferiore equivale a dire, come mette provocatoriamente in luce Livi Bacci (2014: 104), che un emigrante con licenza elementare non è un cervello né un talento.
Infine, se è pur vero che i giovani sono la quota maggiore di persone trasferitesi all'estero (oltre il 44% nella fascia d'età 25-39, dati Fondazione Migrantes 2015), parlare dell'emigrazione come un fenomeno esclusivamente giovanile è sbagliato. Non solo vi è anche un'emigrazione di ultracinquantenni e di giovanissimi che trascorrono un periodo di studio all'estero durante le scuole superiori (ibid. 2015), ma lo stesso concetto di giovane è ambiguo. Come ricorda Rosina (2012), tutti gli indicatori internazionali che si riferiscono ai giovani prendono in considerazione la classe d'età 16-24. In Italia il passaggio alla vita adulta avviene più tardi e la categoria dei giovani è spostata sino agli under 35. Se quindi nel contesto italiano si parla di emigrazione giovanile, visto da una prospettiva europea il fenomeno non è tale, ma riguarda una fascia d'età più ampia.
Lo studio dell'emigrazione italiana contemporanea ci spinge quindi a mettere in discussione il concetto di giovane, ma anche quello di transizione alla vita adulta e di progetto di vita. Questi concetti non hanno più criteri definitori chiari, né rispetto al passato (dove le transizioni alla vita adulta erano fortemente istituzionalizzate e il progetto di vita riguardava il futuro) né rispetto a come vengono intesi in altri contesti sociali (dove ad esempio una persona è considerata giovane fino a 24 anni). Senza entrare nel merito di una discussione sull'argomento (che richiederebbe una trattazione a sé), basta ribadire che parlare di emigrazione giovanile è riduttivo e non tiene conto delle molteplici sfaccettature del fenomeno.
I mass media e la fiorente produzione di siti e blogs possono quindi costituire una preziosa fonte di informazione, ma devono essere analizzati e intrepretati criticamente, in un'ottica sociologica. Dovrebbero essere accompagnati da studi svolti con tecniche e strumenti d'indagine specifici, tali da poter colmare questa lacuna finora presente negli studi sociologici sul tema.
L emigrazione in una prospettiva storica
La letteratura storica sul tema dell'emigrazione italiana è ricca e consta di opere e volumi pubblicati nel passato ma anche in tempi più recenti. La produzione attuale è il risultato di un rinnovato interesse da parte degli storici, alimentato in parte dalla questione del voto degli italiani all'estero (divenuto oggetto di dibattito con le elezioni del 2006), in parte dal tema immigrazione, e dai suoi parallelismi con l'emigrazione del passato (Colucci, Sanfilippo 2010; Sanfilippo 2011).
Non è obiettivo del presente paragrafo ripercorre una storia dell'emigrazione italiana, ma quello di focalizzare l'attenzione sul modo in cui gli storici collegano e comparano emigrazione passata e recente, immigrazione ed emigrazione. Una lettura in chiave storica puo infatti aiutare a comprendere meglio le peculiarità delle migrazioni attuali rispetto a quelle del passato, a interrogarsi sulla necessità - o meno - di guardare ai movimenti più recenti con un approccio diverso, e di ridefinire categorie di analisi e interpretazione. Allo stesso modo, il confronto tra emigrazione passata e immigrazione attuale puo aiutare a comprendere i fenomeni migratori più recenti e ad adottare un'ottica globale e inclusiva: l'integrazione degli immigrati, i legami con la madrepatria, i fenomeni di discriminazione, le politiche migratorie sono solo alcune questioni che riguardano sia lo studio delle migrazioni italiane (passate e presenti) sia quello delle migrazioni internazionali. Si tratta di questioni chiave per la comprensione dei fenomeni migratori, e che devono essere tenuti presenti anche nell'analisi dell'emigrazione italiana odierna.
Tornando alla produzione storica e storiografica sul tema, si puo notare che le opere più recenti sono strutturate in maniera molto simile: ripercorrono la storia dell'emigrazione italiana, distinguendo le diverse fasi in cui si è svolta (la Grande emigrazione di fine '800, il periodo tra le due guerre, l'emigrazione del secondo dopoguerra fino agli anni 70'), e si interrogano sulle analogie e differenze tra migrazioni del passato e migrazioni attuali, o tra emigrazione e immigrazione. Pelaggi (2011), dopo una dettagliata descrizione dell'emigrazione storica, sostiene che vi siano alcune differenze rilevanti tra migrazioni del passato e migrazioni attuali: un tempo gli italiani emigravano per motivi economici, e il paese d'emigrazione era scelto sulla base di valutazioni economiche, sulla facilita di entrarvi e sulla presenza o meno di un network parentale in grado di accompagnare l'arrivo e l'insediamento. Oggi, oltre alle valutazioni economiche, ve ne sono altre inerenti la qualità della vita o il contesto culturale. Inoltre, le stesse motivazioni economiche non sono strettamente legate al problema occupazionale, ma derivano da un'insoddisfazione generalizzata per il mondo del lavoro e la società italiana. Anche la pubblicazione di Tirabassi e del Prà (2014), l'unica ricerca empirica italiana finora effettuata sull'emigrazione più recente, sottolinea come le migrazioni di oggi siano dettate da diverse motivazioni (migliore qualità della vita, studio, famiglia, lavoro), non più e non solo da quelle economiche, tipiche del passato. Le migrazioni di oggi sono multiple e fluide, e gli emigranti sono nuovi soggetti sociali, difficilmente incasellabili sotto i termini di cervelli in fuga, expat, nuovi mobili, etc. Per Pichler (2013), al contrario, il termine "mobili" descrive adeguatamente i migranti odierni interni allo spazio europeo, definiti più precisamente come "cittadini europei mobili", individui che interpretano e vivono la migrazione come una condizione permanente e una nuova realtà sociale.
Per questi studiosi, quindi, le migrazioni odierne si differenziano da quelle del passato per i molteplici motivi che spingono le persone a partire. Inoltre, gli emigranti di oggi appaiono molto più mobili, fluidi, più facilmente disposti a trasferirsi (anche grazie ai voli low cost e, per quanto riguarda lo spazio europeo, all'abolizione delle frontiere) alla ricerca di migliori possibilità di vita. Ad essi si contrappone la figura del migrante povero del passato, che con la sua valigia di cartone partiva alla ricerca di lavoro all'estero.
A conclusioni diverse arriva Corti (2011), secondo cui le migrazioni odierne presentano forti analogie con quelle del passato. Secondo l'autrice, i migranti del passato, al pari dei migranti di oggi, erano inseriti in reti sociali transnazionali, si muovevano in modo circolare e vivevano in una dimensione transnazionale. Alle stesse conclusioni arriva Garbaccia (2000), secondo cui l'emigrazione italiana mostrava come il transnazionalismo esistesse già a fine '800: reti forti di relazioni di famiglia, parentela, vicinato connettevano i contesti d'emigrazione con la madrepatria o - a essere più precisi - con specifiche città o villaggi in madrepatria, dando origine a un reticolo di diaspore (piuttosto che a un'unica diaspora italiana). Per le due studiose, quindi, la dimensione transnazionale non è caratteristica esclusiva dell'attuale realtà globalizzata, ma esisteva anche nelle migrazioni del passato. A dire il vero in una pubblicazione precedente anche Tirabassi e del Prà (2008) evidenziavano come la mobilità fosse una caratteristica della società italiana del passato tanto quanto di quella presente. Ripercorrendo nel dettaglio la storia dell'emigrazione italiana, le due studiose sfatavano l'immagine della società preindustriale come sedentaria e mostravano il carattere consuetudinario e fisiologico della mobilità. L'idea di Europa come continente da sempre in movimento emerge anche nell'opera a due volumi Storia dell'emigrazione italiana (2001 e 2002), in cui attraverso i contributi dei vari autori si puo notare come la mobilità non sia un fenomeno prettamente moderno ma abbia caratterizzato l'intera storia italiana contemporanea.
Invero, diversi sociologi sottolineano da anni come l'Europa sia un continente immobile, specialmente se comparato agli Stati Uniti (Martinelli 2004; Favell, Recchi 2011 )6. Ma anche senza confrontare la situazione americana con quella europea e guardando ai dati relativi alla sola Europa, si puo notare che i cittadini europei residenti in uno stato membro diverso dal proprio sono solo il 2,5% della popolazione europea. E tale quota è cresciuta soprattutto nell'ultimo decennio, a seguito dell'allargamento ad est dell'Unione europea e al conseguente spostamento di europei neo comunitari nella vecchia Europa (Recchi 2013).
Al di là dei numeri, non si puo negare che i cambiamenti dell'era globale - la facilità di spostamento, i voli low cost, le tecnologie dell'informazione, la nascita dell'Unione europea, etc. - hanno modificato alcuni caratteri delle migrazioni attuali rispetto a quelle del passato. A sua volta la crisi economica ha comportato ulteriori cambiamenti e riarticolazioni dei flussi migratori, rendendoli oggi più precari (Livi Bacci; Bonifaci 2014).
La fiorente produzione di opere storiche che ripercorrono flussi e caratteristiche dell'emigrazione italiana ci invita quindi a considerare questo fenomeno come un processo sociale determinante nella storia d'Italia, sia passata sia attuale (Pelaggi 2011). Non bisogna pertanto incorrere nell'errore di trascurare lo studio dell'emigrazione più recente, o di liquidarla come una semplice "fuga di cervelli" temporanea, per lo più dettata dalla crisi economica italiana. E necessario andare oltre questi stereotipi e superare la semplice dicotomia migrazioni povere del passato - migrazioni fluide di oggi. Sono infatti letture riduttive di una realtà che appare molto più complessa.
Oltre a questi tentativi di comparazione tra emigrazione del passato e presente, gli studiosi si sono cimentati anche nella ricerca di differenze e analogie tra emigrazione e immigrazione, in ragione della trasformazione dell'Italia da paese d'emigrazione a paese d'immigrazione. Secondo Sciortino (2003) analogie e differenze tra i due fenomeni sono state riprese e sottolineate a seconda delle convenienze politiche. Da destra si è cercato di sancire una separazione tra emigrazione e immigrazione, esaltando i migranti italiani del passato come gran lavoratori, con certi valori e richiesti dai paesi d'insediamento, in contrapposizione agli immigrati attuali, espulsi dai paesi d'origine e poco rispettosi degli usi e costumi dei paesi d'arrivo. Da sinistra se ne sono invece sottolineate le analogie: dipingendo gli immigrati, al pari degli italiani emigrati nel passato, come persone desiderose di uscire dalla miseria, si è cercato di creare un sentimento di comunanza e solidarietà.
In ambito accademico alcuni studiosi si sono dedicati ad analizzare e confrontare l'emigrazione italiana del passato con l'immigrazione attuale e hanno riscontrato alcune somiglianze. Attraverso un parallelismo tra italiani, irlandesi ed ebrei emigrati a Glasgow tra fine '800 e prima metà del '900, e pakistani insediatesi negli anni 198090 nello stesso territorio, Audrey (2000) osserva che le analogie riguardano sia i modi in cui i migranti vengono accolti nelle società di arrivo, sia le strategie utilizzate dagli stessi immigrati per preservare la propria identità. Baldassar (2001), nel suo studio di alcuni italiani emigrati in Australia, evidenzia forti analogie con l'immigrazione: le rimesse, la spedizione di oggetti in Italia, il rinnovo di alcune tradizioni culinarie, l'acquisto della casa in Italia in prospettiva di ritorno sono elementi presenti sia tra le comunità immigrate sia tra questi italiani emigrati in Australia. Infine Corti (2011) ribadisce come l'esportazione di lavori marginali e dequalificati non avvenga solo dal sud al nord del mondo, ma anche all'interno dell'Unione europea. Lo dimostrano alcune ricerche sugli italiani all'estero, inseriti non solo in percorsi lavorativi professionalizzanti ma anche in occupazioni precarie (Pitchler 2006; Del Prà 2006).
Emergono alcune analogie tra i diversi flussi migratori (di cittadini europei in altri stati dell'Unione e di cittadini extra-europei in Europa) anche quando si comparano le migrazioni interne che hanno caratterizzato l'Italia del secolo scorso con l'immigrazione attuale. Sebbene il contesto economico e sociale sia cambiato, la storia italiana permette diversi confronti di grande utilità, non solo tra emigrazioni del passato e immigrazioni odierne ma anche tra migrazioni interne e internazionali (Pugliese 2006; Gallo 2012). Molte dinamiche tipiche delle migrazioni interne sono infatti simili a quelle che riguardano le migrazioni internazionali (Panichella 2014), e in tal senso possono fornire utili spunti per la comprensione dei processi migratori odierni (Gallo 2012) e, più in generale, dei cambiamenti sociali, politici ed economici dell'era globale (Colucci, Gallo 2015). Tuttavia questi confronti sono stati spesso trascurati dai ricercatori, che hanno trattato le migrazioni interne e l'immigrazione come due fenomeni completamente slegati e conclusi in sé stessi (Foot 2001)7.
I parallelismi tra emigrazione e immigrazione possono quindi aiutare a individuare alcune questioni rilevanti su cui focalizzare l'attenzione. Tra queste ad esempio il tema del riconoscimento delle credenziali educative dei migranti e la collocazione nel mercato del lavoro estero. E ormai un dato assodato che gli immigrati in Italia seguano percorsi di integrazione subalterna: le credenziali educative ottenute nei paesi d'origine non vengono adeguatamente riconosciute in Italia e la popolazione straniera trova solitamente collocazione nei lavori delle 5P (Ambrosini 2013).
II tema non riguarda solo gli immigrati ma deve essere motivo di riflessione anche per quanto concerne gli italiani all'estero. Non abbiamo sufficienti informazioni per capire come gli italiani di oggi si inseriscono nel mercato del lavoro del paese in cui emigrano, come vengono valutate le loro credenziali formative, e quali possibilità di ascesa/discesa sociale si prospettano. O ancora, attraverso l'analisi di come nel passato gli italiani venivano percepiti all'estero, si possono individuare evidenti parallelismi tra emigrazione e immigrazione che aiutano ad allargare lo sguardo: i fenomeni di rigetto, discriminazione e criminalizzazione dei migranti, la diffusa inquietudine e il senso di insicurezza non sono un fatto inedito dell'epoca odierna ma erano già stati sperimentati dagli italiani all'estero (Audenino, Tirabassi 2008).
Queste riflessioni su analogie e differenze tra emigrazione del passato e di oggi, tra emigrazione e immigrazione, tra migrazioni interne e internazionali possono stimolare la riflessione sul tema in un'ottica più generale e comprensiva, e offrire spunti di analisi sull'emigrazione odierna. Le dinamiche dell'integrazione nel paese d'emigrazione, l'inserimento lavorativo, le questioni identitarie, la discriminazione, le politiche d'accoglienza riguardano tanto gli italiani all'estero (di ieri e di oggi) quanto gli immigrati in Italia e hanno effetti sui paesi di destinazione e di emigrazione.
Questi temi comuni alle diverse forme di migrazione possono quindi stimolare una riflessione più ampia e allargata, e contribuire allo sviluppo di uno sguardo sociologico alle emigrazioni di oggi che tenga conto di tutti questi aspetti. Al contrario, la tendenza attuale è pensare che le dinamiche tipiche delle migrazioni del passato o delle migrazioni da paesi extraeuropei non riguardino gli italiani di oggi (e in generale i movimenti di persone all'interno dello spazio europeo). Si preferisce parlare di mobilità, peraltro in toni positivi, trascurando alcune chiavi di lettura che possono invece contribuire ad allargare lo sguardo e aiutare a comprendere i processi migratori odierni.
Migrazione e mobilità
Secondo le Nazioni Unite migrante è una persona che si è spostata in un paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel paese da più di un anno. Pertanto, stando a questa definizione, i cittadini italiani trasferitisi all'estero da più di 12 mesi dovrebbero rientrare nella categoria del migrante.Tuttavia di solito si tende a inserire l'emigrazione italiana all'interno di un discorso più ampio inerente la mobilità europea.
Si profilano cosí due filoni di studi paralleli e distinti, uno che si occupa di migrazioni internazionali e l'altro di mobilità intra-europea. Il primo filone si focalizza sulle migrazioni dal sud al nord del mondo, di persone culturalmente distanti dai paesi d'accoglienza, che si spostano prevalentemente per motivi economici. Qui la migrazione è vista come qualcosa di problematico e il focus dell'analisi è su come integrare gli immigrati e al contempo mantenere la coesione sociale (Castro Martin, Cortina 2015). Il secondo filone di studi si concentra sulla mobilità interna all'Unione europea, vista come positiva per le società e per gli individui. La mobilità permette infatti di bilanciare gli squilibri dei mercato del lavoro nazionali, colmando le carenze di manodopera o al contrario alleggerendo la domanda di lavoro in tempi di crisi. A questa argomentazione a favore della mobilità le spiegazioni economiche ne aggiungono altre: la mobilità migliora la produttività di un paese, porta innovazione, e serve per legittimare l'Unione europea (Recchi 2008). Vista in questi termini, la mobilità/migrazione intraeuropea è qualcosa di auspicabile e desiderabile, tanto che, come ricorda Vierbejke (2014), fin dagli anni '90 è stata fortemente promossa da programmi istituzionalizzati (come i programmi Socrates ed Erasmus) e sulla base di principi condivisi (ad esempio la libera circolazione o l'equivalenza delle credenziali educative). La mobilità è quindi una sorta di migrazione in prima classe (Recchi 2013), svincolata dalle restrizioni e dai controlli esistenti per le migrazioni internazionali. I migranti interni all'Unione europea - o meglio gli europei mobili - sono liberi di viaggiare, spostarsi, abitare all'interno dello spazio europeo, godono degli stessi diritti dei cittadini del paese in cui emigrano8 e, in caso di discriminazione, possono chiedere l'intervento della Corte di Giustizia europea (ibid. 2013).
Queste differenze insite nei sistemi normativi, per cui i migranti interni all'Unione europea godono di un trattamento giuridico diverso da quello dei migranti provenienti da paesi extra-europei, si riflettono inevitabilmente nella ricerca sociale. Accettando in modo acritico questa distinzione, la ricerca si adegua ai modelli di regolazione e riproduce questa dicotomia negli studi empirici. Si sviluppano cosí due diverse correnti di studio, quelle che si occupano di migrazione e quelle che discutono di mobilità. Ed è proprio all'interno del frame interpretativo della mobilità, e coerentemente con l'inquadramento istituzionale della libera circolazione nell'Unione europa, che si trovano alcuni studi sugli italiani all'estero. Si tratta di ricerche fatte per lo più in chiave comparata e di respiro internazionale, nelle quali si analizza la condizione in un determinato territorio di europei mobili provenienti da diversi contesti nazionali. Tra le ricerche più rilevanti vi è da segnalare quella condotta da Favell (2008), basata su 60 interviste qualitative con cittadini europei emigrati ad Amsterdam, Londra e Bruxelles. Tra gli aspetti più interessanti da segnalare vi è l'autopercezione di questi migranti: non si definiscono tali, ma preferiscono chiamarsi expat, quasi a voler evitare etichette stigmatizzanti e preferirne altre, più fascinanti e attraenti. In parallelo a questa ricerca, Favell e Recchi hanno effettuato una rilevazione quantitativa con questionario, coinvolgendo paesi e migranti provenienti da Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna. L'immagine che emerge è quella di nuovi soggetti sociali, europei mobili emblemi di un'Europa de-nazionalizzata (Recchi, Favell 2009). Lo stesso titolo della ricerca, Pioneers of European Integration, rimanda a un'idea nuova di mobilità, l'inizio di una nuova era in cui spostarsi non è più solo una necessità (economica) ma una scelta, motivata da spiegazioni di vario tipo (famigliari, affettive, di realizzazione personale, etc.).
Il concetto di cittadini mobili - o meglio di nuovi mobili - era già stato coniato da Edith Pichler nel 2002 (cfr. Quadrelli 2014) per indicare i protagonisti delle nuove migrazioni: persone più istruite dei migranti del passato, emigrati per scelta e per motivazioni non solo economiche, connessi con i paesi d'origine e integrati nei paesi d'arrivo. L'idea dei nuovi mobili viene ripresa dalla sociologa negli studi successivi, ad esempio nell'indagine effettuata nel 2013 sugli italiani a Berlino. Questi vengono descritti come rappresentativi di una nuova mobilità europea: la migrazione non è più lo spostamento da un container nazionale a un altro, ma è un vero e proprio habitus transnazionale, una propensione a muoversi alla ricerca di soddisfazioni sia economiche sia personali. Gli europei mobili sono quindi una categoria di migranti che sfuggono ai tradizionali modelli di migrazione, e anzi sono rappresentativi di fenomeni migratori innovativi (Smith, Favell 2006, King, Skeldon 2010).
Secondo altri autori la mobilità non permette solo di realizzare le proprie aspirazioni professionali ma soprattutto di ascendere socialmente. In questo caso la mobilità spaziale è fortemente connessa con quella sociale: la possibilità di muoversi è precondizione per il successo socio-economico, mentre l'immobilismo è sinonimo di stasi, declino e svantaggio (Faist 2013). Un focus sul nesso tra mobilità e ascesa sociale è contenuto anche nelle analisi di Recchi (2013), che osserva come alla mobilità spaziale non segua sempre una mobilità sociale ascendente: i cittadini europei protagonisti delle sue ricerche non riescono a migliorare la propria posizione socioeconomica nei paesi d'emigrazione ma non rischiano neppure di intraprendere percorsi di mobilità discendente.
In questa cornice teorica della mobilità si collocano quindi la maggior parte delle ricerche sullo spostamento di persone interno all'Unione europea9. Si tratta di un frame ben preciso, quello della mobilità intra-europea, che facendo propria la centralità della libera circolazione, descrive i cittadini europei come persone mobili e i confini degli stati come fluidi e facilmente oltrepassabili. All'interno di questa prospettiva i cittadini europei mobili sono concepiti come un gruppo unitario, con motivazioni alla migrazione e caratteristiche simili. Al più alcune differenze vengono rilevate tra cittadini occidentali mobili e cittadini orientali mobili (Recchi 2013). Lo stesso contesto europeo viene visto come caratterizzato da strutture sociali simili e da un mercato del lavoro europeo transnazionale (Vierwiebe, Eder 2006).
Questo processo di omogeneizzazione dei flussi interni all'Unione europea di cittadini europei e la sua distinzione analitica dalle migrazioni internazionali riflettono le suddivisioni insite nei sistemi normativi e i modi in cui i diversi tipi di migranti vengono trattati giuridicamente.
Ma le ambiguità insite in questa distinzione e le difficoltà nel separare concettualmente i due piani vengono immediatamente alla luce. Si pensi ai modelli di mobilità e agli esiti di tale mobilità per i cittadini originari di stati neo-comunitari trasferitisi in altri paesi europei: pur godendo formalmente dei diritti dei cittadini europei, le loro dinamiche di inserimento nel mercato del lavoro si avvicinano maggiormente a quelle dei migranti da paesi extra-europei piuttosto che ai cittadini mobili della vecchia Europa, mostrando come questi migranti siano rappresentativi di dinamiche tipiche sia della mobilità intra-europea sia della migrazione internazionale. Oppure si pensi alla recente pressione esercitata dai migranti provenienti dal nord Africa e dal Medio Oriente, che ha spinto diversi paesi membri dell'Unione europea a ripristinare le frontiere, evidenziando come le migrazioni internazionali possano influenzare e modificare i regimi di mobilità intra-europei. Da questi esempi emerge come la distinzione normativa e quella concettuale (che ne segue, operata dalla ricerca sociale) siano parzialmente inconsistenti, perché alcune dinamiche sono comuni ai diversi flussi migratori e, conseguentemente, alcuni schemi concettuali utili per gli uni lo possono essere anche per gli altri.
Da queste riflessioni ne deriva, inoltre, che la stessa Unione europea non possa essere pensata come un blocco monolitico, e che i confini possano essere facilmente sostituiti dai concetti di mobilità e connessione (Rumford 2006). Gli stessi confini possono infatti essere concepiti come qualcosa da rimuovere per incoraggiare la mobilità economica di alcuni migranti, o come rigide barriere da innalzare per impedire i flussi di altre categorie di migranti (ad esempio i rifugiati) (ibid. 2006). Il ragionamento richiama la dicotomia di Faist (2013), tra migranti economici, wanted but not welcomed e la cui transnazionalità è vista come un ostacolo alla loro integrazione sociale, e cittadini mobili con elevate competenze, wanted and welcomed, la cui mobilità è vista come economicamente efficiente e desiderabile.
Questa dicotomia tra mobilità intra-europea e migrazioni internazionali ostacola quindi una visione completa e comprensiva dei fenomeni migratori, scindendo le questioni riguardanti gli europei mobili da quelle inerenti gli immigrati provenienti da paesi terzi. I due fenomeni sembrano avere più punti di convergenza di quanto appaia dalle ricerche e dai discorsi pubblici e politici. Inoltre numerose questioni che riguardano la mobilità all'interno dell'Unione europea sono rilevanti e possono essere spunto di riflessione per le migrazione internazionali, e viceversa. E per esempio ormai assodato che coloro che emigrano da paesi terzi non sono i più disperati, ma persone con un discreto capitale economico, sociale e culturale - specie rispetto a chi non emigra - tale da poter intraprendere il viaggio (Massey et alii 1994 e 1998). Sono persone giovani e spinte sia da motivazioni economiche che sociali, in sintesi hanno diversi elementi di somiglianza con gli europei mobili. Vi sono alcune differenze di rilievo (ad esempio le condizioni famigliari o le strategie adottate in migrazione10), ma non si puo trattare i due fenomeni migratori come completamente distinti. Ad esempio, nel caso degli italiani all'estero, non si conoscono gli esiti dei loro percorsi d'integrazione, non si sa se/come le loro credenziali educative vengano valutate nei paesi d'emigrazione, specie rispetto agli autoctoni, e se vengano trattati (al di là degli aspetti formali) come cittadini di serie B, al pari di quanto spesso avviene per gli immigrati da paesi extra-europei.
Studiare l'emigrazione italiana all'interno del frame della mobilità intra-europea comporta un secondo ordine di problemi. Significa lasciare fuori dal ragionamento quei flussi di italiani al di fuori dell'Unione europea. I dati ci dicono che gli italiani residenti all'estero sono presenti anche in America latina (il quinto paese in assoluto per numero di iscritti all'Aire è l'Argentina, seguito dal Brasile), negli Stati Uniti (settimo paese per iscritti), in Australia e in Canada, per non parlare delle nuove mete asiatiche come Cina ed Emirati Arabi Uniti (Fondazione Migrantes 2015). Come trattiamo questi italiani emigrati al di fuori dell'Unione europea? In quale frame li inseriamo? Sono diversi dai cittadini mobili europei? Per costoro mobilità è sinonimo di circolarità (Faist 2013) oppure diventa più adeguato parlare di migrazione, essendo questo concetto associato al trasferimento definitivo o a lungo termine, e quindi più adeguato a descrivere la condizione di chi si è spostato in terre lontane? Invero, secondo Nadler (2011) né mobilità né migrazione sono adeguati a descrivere gli spostamenti odierni di persone, il primo perché non riesce a coglierne il carattere imprevedibile e irregolare, il secondo il carattere fluido e a breve termine11.
Mantenere questo doppio frame teorico nello studio delle migrazioni è quindi riduttivo, sia perché alcune riflessioni e questioni rimangono confínate solamente a uno dei due ambiti pur riguardando entrambi, sia perché lascia fuori alcuni movimenti di persone (cioè gli europei che si trasferiscono fuori Europa) che non trovano spazio in questa dicotomia. Ribadendo le osservazioni e l'invito di Faist (2013), è necessario andare oltre queste distinzioni analitiche che riproducono semanticamente le diseguaglianze sociali (migrazione vs mobilità, migranti per lavoro vs mobili altamente qualificati) e invece pensare a una prospettiva teorica più allargata e omnicomprensiva.
Conclusioni
Le riflessioni sin qui fatte rappresentano un primo tentativo, certamente non esaustivo, di sistematizzare le (poche) conoscenze che abbiamo a disposizione sull'emigrazione italiana odierna. Si è anche cercato di evidenziare le principali problematicità legate allo studio dell'emigrazione attuale, che ostacolano lo sviluppo di un quadro teorico ed empirico completo e condiviso.
La prima problematicità riguarda i discorsi pubblici e politici, che tendono a inquadrare l'emigrazione italiana attuale all'interno di due frame distinti, ma entrambi non esaustivi. Il primo vede le cause dell'attuale emigrazione nella crisi economica e nella disoccupazione, il secondo guarda solamente agli emigranti altamente qualificati e si focalizza sulla fuga di cervelli dall'Italia, un paese non è in grado di valorizzare i suoi talenti. La crescita e la proliferazione di blogs, siti, inchieste giornalistiche ci permettono di andare oltre questi due discorsi e intravedere l'eterogeneità e la frammentarietà che caratterizza l'emigrazione attuale. Tuttavia, ci restituiscono anch'essi una rappresentazione parziale e non forniscono un quadro teorico interpretativo, la cui formulazione spetta agli studiosi.
D'altro canto anche in ambito accademico non abbiamo ancora assistito a un rilevante sviluppo teorico sul tema. Gli storici hanno contribuito con una fiorente produzione all'analisi dell'emigrazione italiana in chiave storica, anche negli anni più recenti. Ne risulta un ricco filone di studi che tuttavia - e qui ritroviamo la seconda problematicità - non si confronta con i modelli interpretativi e i concetti della sociologia delle migrazioni, e non offre chiare possibilità di comparazione, né con l'emigrazione odierna né con l'immigrazione.
L'ultima questione riguarda un'altra dicotomia, quella tra approcci e studi che si occupano di mobilità e quelli che si dedicano alle migrazioni internazionali. I temi della mobilità e delle migrazioni sono trattati in modo distinto e sulla base di differenti chiavi di lettura, quasi che si trattasse di fenomeni completamente slegati e diversi. La suddivisione tra questi due distinti approcci di ricerca risente delle differenze insite nei modelli normativi, che regolano i flussi migratori in maniera diversa a seconda che si tratti di cittadini europei o di migranti internazionali. Ma i confini tra le due prospettive sono labili e ambigui, e le questioni rilevanti in un ambito lo possono essere anche nell'altro. Lo sviluppo di quadri concettuali condivisi è quindi auspicabile. Al contrario parlare di mobilità intra-europea e scindere il discorso da quello sulle migrazioni internazionali è riduttivo, sia perché lascia fuori alcuni movimenti di persone che non si collocano in nessuno dei due discorsi, sia perché non ci permette di avere un quadro esaustivo (teorico ed empirico) e di individuare questioni e problematiche rilevanti per entrambi.
Le problematicità sin qui descritte, le poche conoscenze sul fenomeno e la mancanza di un quadro teorico condiviso ci invitano quindi a riflettere maggiormente sul tema. Si delinea la prospettiva e l'esigenza di sviluppare un filone di ricerca più strutturato e definito dell'emigrazione italiana attuale, un fenomeno nuovamente in crescita negli ultimi anni e di cui si conosce ancora poco.
1Per una rassegna della produzione cinematografica e libraría si veda Colucci, Sanfilippo (2010), e Sanfilippo (2011). Per un'analisi in chiave sociologica dei modi in cui il cinema italiano ha rappresentato le migrazioni e i migranti di ieri e di oggi si veda Gianturco, Peruzzi (2015).
2Si tratta dei risultati preliminari di una ricerca in essere sull'emigrazione dei giovani italiani, condotta da me medesima su fondi del Dipartimento di Scienze sociali e politiche, Università statale di Milano, la cui conclusione è prevista per luglio 2016.
3 A questi si aggiungono alcuni libri autobiografici scritti in prima persona da emigrati che raccontano la propria storia e talvolta elargiscono consigli su come affrontare la migrazione. Tra questi l'ebook di F. Cabaletti, La storia di un'immigrata allo sbaraglio (2010), o Vivere all'estero. Guida per una relocation di successo (2014) di F. Prandstraller.
4 Mi limito qui a citarne alcuni. Blogs di questo tipo sono numerosi, basta guardare i link segnalati dal sito Vivoaltrove o le numerose pagine di Facebook Italiani a Berlino, Italiani a Parigi!, Italiani ad Amburgo, Italiani a Praga, etc.
5 Da segnalare tuttavia che alcuni blogs sembrano avere nessi maggiori con un frame narrativo piuttosto che un altro (ad esempio il blog del Fatto Quotidiano puo essere associato al frame che critica il sistema paese, il blog di Sergio Nava a quello che enfatizza la perdita per l'Italia di capitale umano).
6Più precisamente, si riconosce una certa immobilità dell'Europa rispetto agli Stati Uniti non solo dal punto di vista geografico e spaziale, ma anche sociale.
7Queste lacune nel confronto tra migrazioni passate e recenti sono state in parte colmate dalla letteratura e dal cinema. A titolo di esempio citiamo il libro di Gian Antonio Stella (2003), Lorda. Quando gli albanesi eravamo noi o il film Lamerica (1994), di Gianni Amelio. Per una rassegna più esaustiva delle opere cinematografiche, televisive e letterarie che si sono dedicate al tema si veda Colucci, Sanfilippo (2010).
8Come ricorda Recchi (2014) alcuni tentativi di porre limitazioni a questo diritto sono stati fatti recentemente dai governi di Austria, Germania, Olanda e Gran Bretagna che, con una lettera alla Commissione europea, hanno denunciato come le migrazioni intracomunitarie stiano mettendo sotto pressione i loro sistemi di welfare nazionali.
9L'unica ricerca sull'emigrazione di cittadini europei all'interno dell'Unione europea che non si colloca nel frame della mobilità ma in quello delle teorie delle migrazioni è lo studio condotto da Triandafyllidou, Gropas (2014).
10 Spesso coloro che emigrano da paesi terzi hanno già una famiglia propria, a differenza degli europei mobili e a parità di età anagrafica (anche se molto dipende dai modelli migratori presenti nei paesi d'origine, cfr. Ambrosini et alii 2010). In relazione alle strategie, una differenza di rilievo riguarda le rimesse: i cittadini extra-europei tendono a inviare le rimesse nei paesi d'origine, cosa che non avviene per i cittadini europei mobili (European Urban Knowledge Network 2013).
11 Nadler (2011) propone il concetto di multilocalità come una nuova prospettiva fra i tradizionali concetti di migrazione e mobilità, pur illustrandone i limiti e il carattere non ancora definito.
Riferimenti bibliografici
Ambrosini M. (2013), Immigration in Italy: Between Economic Acceptance and Political Rejection, in «Journal of International Migration and Integration», 14, 1: 175-194.
Ambrosini M., Bonizzoni P, Caneva E. (2010), Ritrovarsi altrove. Famiglie ricongiunte e adolescenti di origine immigrata, Osservatorio Regionale per l'Integrazione e la Multietnicità, Milano: ed. Fondazione ISMU.
Audenino P., Tirabassi M. (2008), Migrazioni italiane. Storia e storie dall'Ancien regime a oggi, Milano: Bruno Mondadori.
Audrey S. (2000), Multiculturalism in Practice: Irish, Jewish, Italian and Pakistani Migration to Scotland, Ashgate: Aldershot.
Baldassar L. (2001), Visits Home: Migration Experiences Between Italy and Australia, Melbourne: Melbourne University Press.
Bevilacqua P, De Clementi A., Franzina E. (a cura di, 2001), Storia dell'emigrazione italiana. Partenze, Roma: Donzelli.
Bevilacqua P, De Clementi A., Franzina E. (a cura di, 2002), Storia dell'emigrazione italiana. Arrivi, Roma: Donzelli.
Cabaletti F. (2010), La storia di un'immigrata allo sbaraglio, http://immigrataallosbaraglio.com/la-storia-ebook1. html
Castro MartinT., Cortina C. (2015), Demographic Issues of Intra-European Migration: Destinations, Family and Settlement, in «European Journal of Population», 31, 2: 109-125.
Colucci M., Gallo S. (a cura di, 2015), Tempo di cambiare. Rapporto 2015 sulle migrazioni interne in Italia, Roma: Donzelli.
Colucci M., Sanfilippo M. (2010), Guida allo studio dell'emigrazione italiana, Viterbo: Sette Città.
Corti P (2011), La nuova mobilità degli italiani e le migrazioni internazionali, in A. Miranda, A. Signorelli (a cura di), Pensare e ripensare le migrazioni, Palermo: Sellerio editore: 120-134.
Del Prà A. (2006), Giovani italiani a Berlino: nuove forme di mobilità europea, in «Altreitalie» 33: 103-128.
European Urban Knowledge Network (2013), Youth Unemployment and Geographical Mobility in the EU. Background paper, DG- -meeting Irish Presidency, 16th April 2013, http://www.eukn.eu/fileadmin/Files/EUKN Publications/EUKN Background Paper Youth unemployment and mobility.pdf
Faist T. (2013), The Mobility Turn: A New Paradigm for the Social Sciences?, in «Ethnic and Racial Studies», 36, 11: 1637-1646.
Favell A. (2008), Eurostars and Eurocities: Free Movement and Mobility in an Integrating Europe, Oxford: Wiley-Blackwell.
Favell A., Recchi E. (2011), Social Mobility and Spatial Mobility, in Guiraudon V, Favell A. (a cura di, 2011), Sociology of the European Union, Palgrave: 50-75, <hal-01044412>
Fondazione Migrantes (2015), Rapporto italiani nel mondo, Roma: Tav editrice.
Foot J. (2001), Milano dopo il miracolo. Biografia di una città, Milano: Feltrinelli.
Gallo S. (2012), Senza attraversare le frontiere. Le migrazioni interne dall'Unità a oggi, Roma-Bari: Laterza.
Garbaccia D. (2000), Italy's Many Diaspora, London: Ucl Press.
Gianturco G., Peruzzi G. (2015), Immagini in movimento. Lo sguardo del cinema italiano sulle migrazioni, Bergamo: Edizioni Junior.
King E., Skeldon R. (2010), ''Mind the Gap!' Integrating Approaches to Internal and International Migration, in «Journal of Ethnic and Migration Studies», 36, 10: 1619-1646.
DOI: 10.1080/1369183X.2010.489380
Lai V (2014), Scatti fotografici: gli emigranti italiani nei media, in Fondazione Migrantes (2014), Rapporto italiani nel mondo, Roma: Tav editrice: 249-259.
Livi Bacci M. L., Bonifazi C. (a cura di, 2014), Le migrazioni internazionali ai tempi della crisi, Associazione Neodemos, http://www.neodemos.info/doc/E-book bonifazi.pdf
Martinelli A. (2004), La mordenizzazione, Roma: Laterza.
Massey D. S., Goldring L. e Durand, J. (1994), Continuities in Transnational Migration: An Analysis of Nineteen Mexican Communities, in «American Journal of Sociology», 99: 1492-533.
Massey D. S., Arango J., Hugo G., Kouaouci A., Pellegrino A., Taylor J. D. (1998), Worlds in Motion: Understanding International Migration at the end of the Millennium, Oxford: Clarendon Press.
Nadler R. (2011), Multilocalità: Un concetto emergente fra mobilità e migrazione, in «Sociologia urbana e rurale» n. 94:119-133.
Nava S. (2009), La fuga dei talenti, Cinisello Balsamo: edizioni San Paolo.
Panichella N. (2014), Meridionali al Nord. Migrazioni interne e società italiana dal dopoguerra ad oggi, Bologna: Il Mulino.
Pelaggi S. (2011), L'altra Italia. Emigrazione storica e mobilità giovanile a confronto. Roma: edizioni Nuova Cultura.
Pichler E. (2006), 50 anni di immigrazione italiana in Germania: transitori, inclusi/esclusi o cittadini europei?, in «Altre Italie»: 6-18.
Pichler E. (2013), Un'indagine sulla situazione degli italiani a Berlino, Berlino: Com.It.Es. Berlino-Brandenburgo, http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/Indagine situazione Italiani Berlino -Edith Pichler.pdf
Prandstraller F. (2014), Vivere all'estero. Guida per una relocation di successo, Milano: Egea.
Pugliese E. (2006), L'Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Bologna: Il Mulino.
Quadrelli F. (2014), Una nuova fase per l'emigrazione italiana?, in Livi Bacci M. L., Bonifazi C. (a cura di, 2014), Le migrazioni internazionali ai tempi della crisi, Associazione Neodemos: 100-103, http://www.neodemos.info/ doc/E-book bonifazi.pdf.
Recchi E. (2008), Cross-state Mobility in the Eu, in «European societies», 10, 2: 197-224.
Recchi E. (2013), Senza frontiere. La libera circolazione delle persone in Europa, Bologna: Il Mulino.
Recchi (2014), La libera circolazione e i suoi nemici, in Livi Bacci M. L., Bonifazi C. (a cura di, 2014), Le migrazioni internazionali ai tempi della crisi, Associazione Neodemos, http://www.neodemos.info/doc/E-book bonifazi.pdf
Recchi E., Favell A. (eds, 2009), Pioneers of European Integration. Citizenship and Mobility in the Eu, UK: Edward Elgar Publishing Limited.
Rosina A. (2012), Giovani in Italia: le ragioni di un ritardo, in Livi Bacci M (a cura di, 2012), Per un'Italia che riparta dai giovani: analisi e politiche, Associazione Neodemos: 11-37, http://www.neodemos.it/doc/Neodemos Saccomanni.pdf
Rumford C. (2006), Introduction. Theorizing Borders in «European Journal of Social Theory», 9, 2: 155-169.
Sanfilippo M. (2011), Il fenómeno migratorio italiano: storia e storiografia, in Miranda A., Signorelli A. (a cura di, 2011), Pensare e ripensare le migrazioni, Palermo: Sellerio: 245-272.
Sciortino G. (2003), L'emigrazione italiana e i suoi fantasmi, in «Polis», XVII, 1: 125-149.
Smith M. P., Favell A. (a cura di, 2006), The Human Face of Global Mobility, New Brunswick (NJ): Transaction.
Stella G. A.(2003), L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi, Milano: Rizzoli.
Taddia F, Ceroni C. (2010), Fuori luogo. Inventarsi italiani nel mondo, Milano: Feltrinelli.
Tirabassi M., del Prà A. (2008), Migrazioni italiane. Storia e storie dell'Ancien régime a oggi, Milano: Bruno Mondadori.
Tirabassi M., del Prà A. (2014), La Meglio Italia. Le mobilità italiane nel XXI secolo, Torino: Academia University Press, Centro Altre Italie.
Triandafyllidou A., Gropas R. (2014), "Voting with their Feet": Highly Skilled Emigrants from Southern Europe, in «American Behavioral Scientist», 58: 1614-1633.
Vierwiebe R. (2014), Why do Europeans Migrate to Berlin? Social-structural Differences for Italian, British, French and Polish Nationals in the Period between 1980 and 2002, in «International Migration», 52, 4: 209-230.
Vierwiebe R., Eder K. (2006), The Positioning of Transnationally Mobile Europeans in the German Labour Market. An Analysis of its Causes and Effects, in «European Societies », 8, 1: 141-167.
Sitografia
Cambiare vita, http://www. cambiarevita.eu/
Cervelli in fuga, http://www.ilfattoquotidiano.it/cervelli-fuga/
Iotornose, http://www.iotornose.it/
Italiani all'estero, http://racconta.repubblica.it/italiani-estero/
Italiansinfuga, http://www. italiansinfuga.com/
Italiansonline, http://www.italiansonline.net/
La fuga dei talenti, https://fugadeitalenti.wordpress.com/
Mollo tutto, http://nnke.mollotntto.com/
Vivo altrove, http://www. vivoaltrove.it/
Elena Caneva is a Research Fellow at the Department of social and political sciences, University of Milano. After her PhD in Sociology, she participated in several research projects on migration issues. She is a member of the Editorial Board of the Mondi Migranti Journal and the Research Laboratory on Migration, Multiculturalism and Society (L. I. M. eS.). Her research interests include cultural processes, migration, youth. She is currently working on a research project entitled "Youth and crisis. Emigration as a strategy to face the Great Recession". Among her publications Mix generation. Gli adolescenti origine straniera tra globale e locale, published by Franco Angeli (2011), "Children's agency and migration: constructing kinship in Latin American and East European families living in Italy", in Childhood (2015, vol. 22: 2), and "Identity processes in the global era: the case of young immigrants living in Italy", in Journal ofYouth Studies (2016).
You have requested "on-the-fly" machine translation of selected content from our databases. This functionality is provided solely for your convenience and is in no way intended to replace human translation. Show full disclaimer
Neither ProQuest nor its licensors make any representations or warranties with respect to the translations. The translations are automatically generated "AS IS" and "AS AVAILABLE" and are not retained in our systems. PROQUEST AND ITS LICENSORS SPECIFICALLY DISCLAIM ANY AND ALL EXPRESS OR IMPLIED WARRANTIES, INCLUDING WITHOUT LIMITATION, ANY WARRANTIES FOR AVAILABILITY, ACCURACY, TIMELINESS, COMPLETENESS, NON-INFRINGMENT, MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE. Your use of the translations is subject to all use restrictions contained in your Electronic Products License Agreement and by using the translation functionality you agree to forgo any and all claims against ProQuest or its licensors for your use of the translation functionality and any output derived there from. Hide full disclaimer
Copyright Universita degli Studi di Firenze, Dipartimento di Scienza Politiche Sociali Jun 2016
Abstract
In recent years emigration has become a debated issue in public and political arenas, because of the increased number of Italians who moved abroad. Unlike the public debate, sociologists have not addressed the issue, that remains an almost intact field of study. This paper attempts to systematize the little knowledge and highlight the main issues related to the topic. The first issue regards the spread of two frames by mass media which depict migration only as a brain drain or a consequence of the economic crisis. The second is the historic production which often compares past and present movements of people in term of poor vs. global migrants. The third concerns the division between approaches that deal with mobility and those that study migration, as if they were two different phenomena. The final aim is to provide a more complete picture of the state of the art, and propose some reflections for a better understanding.
You have requested "on-the-fly" machine translation of selected content from our databases. This functionality is provided solely for your convenience and is in no way intended to replace human translation. Show full disclaimer
Neither ProQuest nor its licensors make any representations or warranties with respect to the translations. The translations are automatically generated "AS IS" and "AS AVAILABLE" and are not retained in our systems. PROQUEST AND ITS LICENSORS SPECIFICALLY DISCLAIM ANY AND ALL EXPRESS OR IMPLIED WARRANTIES, INCLUDING WITHOUT LIMITATION, ANY WARRANTIES FOR AVAILABILITY, ACCURACY, TIMELINESS, COMPLETENESS, NON-INFRINGMENT, MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE. Your use of the translations is subject to all use restrictions contained in your Electronic Products License Agreement and by using the translation functionality you agree to forgo any and all claims against ProQuest or its licensors for your use of the translation functionality and any output derived there from. Hide full disclaimer




