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Lavoro e democrazia: due termini che oggi sembrano andaré di pari passo nelTattenzione se non per gli stessi obiettivi, almeno per gli stessi soggetti sociali. Le cose non sono sempre andate cosí: i due termini hanno vissuto estranei, e sono stati perfino utilizzati Tuno per criticare l'altro. Prenderemo in esame una di tali occasioni, che si colloca in un'epoca relativamente vicina alia nostra e in un autore ritenuto comunemente favorevole sia al lavoro sia alia democrazia:1 l'epoca è i primi decenni del Novecento; l'autore è Bertrand Russell.2 In queste pagine intendiamo fermarci su quattro punti; esamineremo: 1. prima di tutto il ruolo che il lavoro svolge nel suo pensiero politico; 2. in secondo luogo il modo in cui il lavoro è utilizzato contro la democrazia; 3. in terzo luogo la contiguità (e talvolta l'identità di vedute) fra questa critica alla democrazia e l'attacco che attraverso il corporativism© viene diretto contro la democrazia; 4. infine, le ragioni per cui la critica di Russell alla democrazia (o forse, attraverso la democrazia, alla politica tout court) non lo conduce né a rifiutare la democrazia né a coincidere con una forma di corporativism© autoritario, tanto che il suo approdo puô essere definito come una democrazia del lavoro pluralista.
1. Il mondo del lavoro
Va detto subito che su Russell gravano molti stereotipi duri a moriré: basti ricordare che sovente non gli si riconosce neppure di essere uno scrittore politico.3 Uno degli equivoci che ancora persistono consiste nel ritenerlo - dal momento che era socialista e liberale - favorevole alla democrazia.4 Viceversa, egli ha creduto nel socialismo come sistema per aboliré o attenuare le differenze di classe, ha creduto nel liberalismo come insieme di garanzie della libertà dei singoli e dei gruppi, ma non ha creduto affatto nella democrazia presa nelle sue varie accezioni. Non ha ritenuto valida la democrazia nei suoi due maggiori significad: quello politico e quello sociale. Se, infatti, intendiamo la democrazia corne forma di govemo, Russell ne nota subito il legame teórico e pratico con il centralismo e lo statalismo, ne critica l'assunto di base di una eguaglianza numérica, ne osserva la lontananza fra governanti e governati, fra mondo della politica e realtà. Ma se prendiamo la democrazia come omologazione sociale, la situazione non è migliore:...





