Questo intervento intende affrontare la categoría di egemonia intendendo- la alla stregua di un dispositivo di costituzione di mondi (soggettivi e politici) agente tanto a livello molare (nei piani alti del discorso statale) quanto a quello molecolare (negli interstizi della comunicazione sociale di norma indagati dal- le scienze umane, tra queste la pedagogía). In un'ottica del genere, hegemonía rappresenta la chiave per il rintracciamento di una microfisica dei poteri e nei contesti strutturati della socializzazione delle soggettività (il sistema educati- vo) e nelhautoformazione della persona sita anche nelhinformalità dei mondi di vita - assunti quali territori dove gareggiano Weltanschauungen concor- renti. Ne verrebbe la presenza, negli scritti carcerari, d una teoría pedagógica della personalità giocata nella dialettica spaziale del rapporte tra individuale e sociale?1 È una delle possibilità immanenti alla declinazione delhegemonia quale dispositivo costituente di State, società, soggettività2, quale funzione di significazione, territorializzazione, deterritorializzazione, adatta a striare gli spazi indifferenziati (perché tali essi sono nella moderna cittadinanza giuridi- ca) e dunque a generare subalternità piuttosto che emancipazione3.
Ubiquità
Tra le catégorie elaborate durante la reclusione, hegemonía è probabilmen- te la più studiata e fraintesa. Luso e babuso politico delle pagine gramsciane, che ha caratterizzato e continua a farlo la letteratura sul sardo, ha, infatti, tróvate nelhegemonia un concetto suficientemente elástico per sperimentare le ermeneutiche più disparate, il cui spettro va da un Gramsci giustapponibile a Zdanov e Stalin ad uno liberale, stretto tra i due carceri, materiali ed ideolo- gía, del comunismo e del fascismo. Tra questi estremi, un ventaglio di esegesi non meno bizzarro. 11 punto è che la letteratura sul carcerato è stata condizio- nata dalla sua appartenenza partitica e dal fatto che il depositario materiale del suo lascito fosse il Pci. Se quest ultimo decise di fare di Gramsci la propria guida4, a destra e a sinistra del moderno Principe una battaglia cultúrale fu parimenti condotta sul terreno delfinterpretazione degli scritti gramsciani5. Sicché regem on i a è stata assunta talvolta quale sinónimo di dittatura del pro- letariate, talaltra come possibilitá del movimento operate di muoversi in modi riformistici; è stata vista in continuità con il leninismo e considerata sua filia- zione furbescamente e/o intelligentemente contestualizzata, oppure ritenuta un punto di rottura nei confronti del bolscevismo. Egemonia, insomma, tanto quale concetto democrático quanto come modellistica totalitaria.
Ora, hipertrófica produzione esegetica sulhegemonia si spiega a partiré dalla sua posizione privilegiata. Essa è un centro di irradiazione delle medi- tazioni gramsciane. L'egemonia investe, determina e dà significato alie note sulla cultura, la política, heconomia, la filosofía, heducazione e, in generale, sul funzionamento dello State, in specie quello moderno che, in tempi nor- mad, si mantiene in vita grazie ad un'equilibrata alchimia di egemonia+forza, consenso+coercizione, direzione+dominio. Per dare una definizione provvi- soria: egemonia è sinónimo di consenso e direzione, mai solo di dominio6. Ne puô essere il corollario o il punto d'abbrivio per la sua decostruzione, puô fungere da stampella della supremazia di una classe già dominante o costi- tuire hembrione di un contropotere destrutturante. In entrambi i casi, si dà in termini processuali: un divenire permanentemente costituente di società, State, soggettività, che significa lo spazio articolando relazioni di potere. Im- maginare un'egemonia realizzata una volta per tutte è allora un non-senso. Quand anche un gruppo sociale riuscisse ad estendere la propria universalità al resto del mondo, non potrebbe permettersi di uscire da una condizione costituente - pena harrestarsi della processualità egemonica.
Infine, hegemonía è, in Gramsci, il viatico per immaginare un progetto al- ternativo di società non fondato su un trascendental indipendente dal flusso della storicità, ma inscritto nelhesistente. Basta riflettere sulla declinazione carceraria delYestinzione dello Stato. Il tema è svolto mediante il rinvio alla «società regolata» [Q. 8, p. 764], presentata nelle vestí del «riassorbimento» della società política in quella civile: massimo di consenso/egemonia, míni- mo di forza/coercizione. Ossia una situazione in cui gli dementi di stabilizza- zione coercitiva di una formazione sociale non oltrepassino un'ineliminabile soglia fisiológica e siano sopravanzati da un consenso partecipe ed attivo. Per Gramsci, infatti, «nel sistema egemonico esiste democrazia tra il gruppo diri- gente e» quelli «diretti, nella misura in cui [1o sviluppo delheconomia e quin- di] la legislazione [...] favorisée il passaggio [molecolare] dai gruppi dirigenti» a quello «diretto» [Q. 8, p. 1056]. La descrizione rimanda ad un sistema di chiuse idrauliche essenzialmente aperto, dove consenso e lotta per il consenso restituiscono una democrazia fondata mU'educazione come egemonia7.
Ció detto, sbaglierebbe, lo si sará compreso, chi volesse vedere in questa categoría esclusivamente la strategia del movimento comunista. Egemonia è sia il modo attraverso cui in un Occidente composto da una società civile non gelatinosa Yoperaietà e le classi ad essa alleate potrebbero accedere alla statua- lità e decostruirne i nessi a mezzo duna guerra di posizioneQ, sia il funziona- mento standard degli apparati preposti allariproduzione dellesistente. Si puô dire che essa funzioni anche da criterio di ricerca assiologicamente neutro: un «concetto analítico, valido a fini conoscitivi»8. Sicché, quando si discute delYeducazione come egemonia, si constata semplicemente che ogni rapporte educativo, anche quello all'insegna della più radicale spontaneità libertaria, non puô fare a meno di conformare, ossia di lavorare alla costruzione di una qualche forma di egemonia9. Egemonia negli apparati scolastici, ma anche nei luoghi di lavoro - si guardi alie note sullamericanismo, che lapiantano lun- go le linee di montaggio delle fabbriche taylorizzate. L'egemonia presenta, in- somnia, una sorta di «bipolarità metodológica e política», finendo per svolgere una «doppia funzione» e per organizzare «un campo duplice: quello di una scienza política e quello di una "filosofía del marxismo"»10. È quindi nel per- corso sdrucciolevole di un'egemonia trasversalmente posizionata nelEintero campo sociale che dobbiamo muoverci.
Lavorando su un'ipotesi di egemonia dispersa, fratta, riscontrabile in ogni area della totalità, perciô facendone il lemma-chiave di una «teoría della co- municazione sociale»11, Gramsci offre una raffigurazione microfisica delpotere tale da relativizzare il nesso egemonia/società civile, tradizionalmente sotto- lineato dalla letteratura. Per intenderci, sembra acclarato che la società civile costituisca il terreno privilegíate dell'egemonia. Eppure, sebbene spesso nei Quaderni essa sia definita «civile» e «sociale» [Q. 12, p. 1519], altre volte è, in- vece, detta «política» [Q. 7, p. 915], «económica», «política e cultúrale» [Q. 8, p. 1049], sorta dal terreno della produzione. Ad esempio, nel Q. 12 pare risiedere nella società civile. Gramsci allude a «due grandi "piani" superstrutturali [...] della "società civile" [...] e della "società política o Stato"» corrispondenti «alla funzione di "egemonia"» e a quella «di "dominio diretto" [...] che si espri- me nello Stato e nel governo "giuridico"» [Q. 12, pp. 1518-1519]. Sennonché, nella stessa nota, agli intellettuali è dato il compito pedagógico di cementare l'«egemonia sociale e del governo». Cementare, non fondare, giacché i gruppi dominanti godrebbero già di un «consenso "spontaneo"» nato «dal prestigio [...] derivante [...] dalla [....] posizione e dalla [...] funzione» nella «produ- zione» [Q. 12, p. 1519], a questo punto la vera fonte dellegemonia. Capita poi di riscontare un'egemonia direttamente statal-giudiziaria. Discettando della divisione dei poteri, Gramsci rubrica esecutivo, legislativo e giudiziario tra gli «organi dellegemonia política» [Q. 6, p. 752], Infine, nelle note industrialiste, «hegemonía nasce dalla fabbrica e non ha bisogno per esercitarsi che di una quantitá minima di intermedian professionali della política e delhideologia» [Q. 22, p. 2146]. In tal caso non abita né la societá civile né quella política.
Queste dislocazioni eccentriche vanno viste quali oscillazioni? Oppure possiamo scorgervi Wonnipresenza» di un tema-concetto che, disseminando- si, attraversa ogni anfratto della totalità sociale? Le occorrenze mostrano una predominanza del legame egemonia-società civile anche in ragione delhisti- tuzione, in quest ultima, di apparati come il sistema delhistruzione. Tuttavia, è la totalità delle dimensioni discorsive della comunicazione sociale a costi- tuire nessi direttivi ed a determinare processi pedagogici di soggettivazione. Dovremmo perciô sbarazzarci della «vulgata» per cui «hegemonía sta alla so- vrastruttura come la critica dell economía política sta alia base»12. Fuori da ogni schematismo inadatto a cogliere la complessità della problemática mole- colare posta nei Quaderni, dobbiamo accogliere la féconda «ubiquità» delhe- gemonia, che non è concetto esclusivamente sovrastrutturale perché agente anche nella societá civile13. Per non dire che haccettazione del posizionamento sovrastrutturale di essa non puo ignorare che la dialettica base/sovrastruttura nel corso della scrittura carceraria è progressivamente messa in discussione, fino ad esser quasi abbandonata, o comunque a farsi residuale14.
Guerre di posizione
«In política», scrive Gramsci, la «guerra di posizione [...] è il concetto di egemonia». [Q. 8, pp. 972-973]. Si tratta di un'affermazione ritagliata sulla «struttura [...] delle democrazie moderne», in cui le architetture «statali» cosí come il «complesso di associazioni nella vita civile» rappresentano iequivalente militare delle «trincee». II che conduce a porre in ombra il fattore «movimento» típico di una «rivoluzione permanente» [Q. 13, pp. 1566- 1567], Imprescindibile, in tal senso, una nota in cui si legge che Lenin avrebbe «compreso» la necessità di «un mutamento dalla guerra manovrata», cioé «frontale», «applicata vittoriosamente in Oriente alla guerra di posizione [,] la sola possibile in Occidente», dove non vanno trascurate le «trince[e]» e le «fortezze rappresentat[e] dagli dementi di società civile». In generale, an- nota Gramsci, «in Oriente lo Stato era tutto, la società civile [...] primordiale e gelatinosa; nell'Occidente [....] lo Stato era [...] una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte» [Q. 7, pp. 866-867], Era tale catena a dover esser conquistata piú che spezzata. Siccome «le super- strutture della società civile sono come il sistema delle trincee nella guerra moderna», deve passare in secondo ordine il fattore «délia rapidità, del tempo accelerate, della marcia progressiva definitiva» [Q. 13, pp. 1615-1616],
Coinvolgendo il tema della guerra di posizione, la questione-egemonia si presenta anche quale riflessione sulle Strategie del movimento operate. È su questo terreno che si fanno frequenti i richiami a Lenin. Questi diventa colui il quale, esperendo il momento delL«egemonia realizzata» [Q. 7, p. 882], pregna di un «valore gnoseologico», ha parimenti esperito un progresso filosófico [Q. 10, pp. 1249-1250] e prodotto un «avvenimento "metafisico"» [Q. 7, p. 886], «In opposizione alle [...] tendenze "economistiche"», egli avrebbe «rivalutato il fronte di lotta cultúrale» [Q. 10, p. 1235], Inverando una nuova egemonia, perciô «un nuovo terreno ideológico», del resto, si determina «una riforma delle coscienze e dei metodi di conoscenza» [Q. 10, p. 1250], Insomma, un Lenin teórico dell'egemonia in quanto suo costruttore.
Ora, già nel marxismo russo di fine '800 il concetto di egemonia aveva una certa circolazione e stava ad indicare un cambio di rotta dalla «lot- ta económica contro il padronato» a quella «politica contro lo zarismo». Non si trattava tanto della problemática della preminenza del momento strutturale o di quello sovrastrutturale, dunque dei possibili scivoloni nel determinismo meccanicistico o nelLidealismo volontaristico, quanto di definiré l'esperienza politica a partiré dall'abbandono di una prospettiva corporativa15. Negli sviluppi del suo uso, il lemma ando viepiù designando unopzione adeguata nellambito di una rivoluzione borghese, oscillando dalla caratterizzazione di direzione politica a quella di direzione etico-cul- turale. Con Lenin, grosso modo dal Che fare?, hegemonía, pure non espli- citamente nominata, si dá come lo strumento per il cui tramite una classe puô farsi tale, superando la primitiva fase di corporazione. La posta in gio- co è sia tattico-strategica sia pedagógica, investendo i processi di sogget- tivazione. Per Lenin, abbandonare la ristrettezza economico-corporativa significa farsi una coscienza in grado di reagire non solo ad un oppressione direttamente subita, ma a qualsiasi sopruso inflitto a chicchessia. Cosí, l'o- peraietà si dimostra egemone e sul piano della direzione politica e su quel- lo etico. È stato scritto, a tal proposito, di un approccio «sovraclassista», la cui sintesi cristallina si troverebbe nelle Due tattiche della socialdemocra- zia nella rivoluzione democrática (1905), laddove, nell'elaborazione dellfiZ- leanza popolare operai-contadini, hegemonía si mostra in primo luogo nel suo significato di «direzione política»16, con i soggetti della coalizione «di pari rango e di pari rilevanza»17.
Nella fase successiva alhOttobre, la centralita delhegemonia sembra venir meno. Tuttavia, la categoría continua a mantenere un peso, dandosi quale al- ternativa delle forme statali liber ali, nonché quale traiettoria politico-cultúra- le delhavanguardia operaia guidata dal partito. Alhindomani della rivoluzio- ne, questo registrava frettolosamente la supremazia del proletariato sulle altre classi, declinando la collaborazione con le masse contadine in modi dirigisti- ci. Nato dalhesigenza di uscire dalheconomicismo, il punto di vista egemonico successivamente alla presa del Palazzo d'Inverno continua, quindi, ad essere alhopera; tant'è che non si atténua, anzi si inspessisce, la prospettiva dell'auto- disciplina operaia e della relativa nécessita di sopportare duri sacrifici per sen- so di responsabilità e per superare il corporativismo. Certo è che hegemonía post-rivoluzionaria présentasse più dementi di coercizione che di consenso. Nondimeno, come ha sottolineato Frosini, negli Ultimi scritti di Lenin sulla NEP sono presentí dementi che spiegherebbero le note sull'«egemonia realiz- zata» o sulla rivalutazione, da parte del russo, del «fronte di lotta cultúrale». In quei testi, è riconosciuta h«indispensabilità dell'"elevamento cultúrale" di massa», dalla lotta per l'istruzione alia «liquidazione delhanalfabetismo»18. In sostanza, «la cultura, in quanto terreno e parte in causa» nei conflitti «tra egemonie, diventa [...] il luogo in cui si decide il destino [...] dello Stato soviético»19. Attenzione pero, «la centralita della cultura» ed il rinvio ad una soluzione pedagógica non sono, banalmente, segnali di «una lotta più demo- crática, ma [...] piùpervasiva»20, adeguata ad un sociale bisognoso di riattua- lizzare permanentemente, nel ginepraio del moderno politeísmo dei valori, il legame fra norme e fatti21. Il rapporte egemonia gramsciana/NEP infine si rafforza ulteriormente se si considera che la «traduzione política»22 del nuovo indirizzo económico era la strategia del fronte único - poi soppiantata dai teoremi sul socialfascismo cui in carcere Gramsci s'opporrà, riproponendo le parole d'ordine dei primi anni '20.
Perianto, il sardo coglie nel segno quando fa appello a «Ilici» per giustificare il passaggio alia guerra di posizione. Nel discorso del Io luglio del '21 al con- gresso del Comintern, Lenin aveva, infatti, sostenuto lesigenza, in Occidente, di elaborare una strategia posizionale [Q. 7, p. 866] e foraggiato la «tattica del fronte único» [Q., Apparato critico, nt. 5, pp. 2753-2754], auspicando un'azione attrattiva della classe operaia sulla contadina. Si confermano, cosí, due caratte- ri dellegemonia-strategia della guerra di posizione: 1) himportanza di dirige- re altre forze subalterne, 2) a patío di superare gli interessi corporativi. Scrive Gramsci: «la supremazia [...] si manifesta [...] come "dominio" e come "dire- zione intellettuale e morale". Un gruppo [...] è dominante» degli «awersari [...] dirigente» di quelli «affini» [Q. 19, p. 2010]. Il «potere di classe» qui è tanto poco «puro consenso ideológico», quanto poco «pura forza»23. Non vi sono demen- ti limpidamente interclassisti, e ció poiché piú che di interclassismo, hopzione dellegemonia vive della e nella polémica, si diceva, contro leconomicismo, au- tentica leva del salto qualitativo dal corporativo alhetico-politico: da una fase in cui il conflitto è giocato nelhimmediatezza dei micro-interessi, ad una in cui il gruppo dirigente riesce a farsi carico delle istanze di quelli alleati e/o attraibili nella sua órbita espansiva. «Il fatto dellegemonia», avverte Gramsci, «presup- pone [...] che [...] il gruppo dirigente» sopporti «sacrifizi di ordine economico- corporativo». Non tali, pero, da giustificare misure che rimandino alhinfinito il nodo delhemancipazione - per lo meno ove si sia condotto un discorso orien- tato alhuscita dalla subalternitá. «Sacrifizi e [...] compromesso non possono ri- guardare hessenziale, [...] se hegemonía è etico política, [...] non puó non avere il suo fondamento nella funzione decisiva che il gruppo dirigente esercita nel núcleo decisivo delhattività económica» [Q. 13, p. 1591]. Rispetto ai precedenti russi, hegemonía gramsciana sembrerebbe accentuare tratti culturalistici, lo si è visto, non assenti in Lenin. Tuttavia, essa è radicata nel divenire costituente delle forze produttive, politiche perché produttive. La loro produttività política è esplicitata in un passaggio pregno di motivi pedagogici e definito catarsi: «dal momento meramente económico» a quello «etico-politico, cioè helaborazione superiore della struttura in superstruttura nella coscienza degli uomini». Ció che significa pure passaggio costituente «dalla "nécessité alla liberté"»; sicché, «la struttura da forza esteriore che schiaccia buomo, lo assimila a sé, lo rende passivo, si trasforma in mezzo di liberté» [Q. 10, p. 1244],
Riassumendo, nel divenire del discorso politico si puó individuare un pri- mo momento «legato alla struttura [....]. Sulla base» dello «sviluppo delle forze materiali di produzione avvengono i diversi raggruppamenti sociali, ognuno di essi rappresentando una funzione [...] nella produzione». Segue un secondo step a sua volta «scisso» in differenti gradi: è la fase del «"rapporto delle forze" politiche». Qui il primordiale movimento di «autocoscienza» consiste nel sen- timento di «unité [...] del gruppo professionale, ma non ancora del raggruppa- mento sociale». Anche la stazione successiva della «coscienza della solidarieté d'interessi tra [...] i membri del raggruppamento sociale» sta dentro al «campo puramente económico». Solo in un terzo stadio si giunge alla consapevolezza «che i propri interessi [...] possono [...] divenire gli interessi di altri raggruppa- menti subordinad». È a questo punto che entra in gioco Fegemonia quale clina- men costituente: le idéologie collidono, contrastano, fanno presa, si scontrano «fino a che una sola di esse, o [...] una sola combinazione di esse, tende a pre- valere, [....] a difíbndersi, [...] determinando [...] l'unità económica e politica» e quella «intellettuale e morale, su un piano [...] universale, di egemonia» [Q. 1, pp. 457-458]. I caratteri di questo movimento sono universalmente espansivi poiché esso coinvolge il gruppo dirigente al pari degli altri dementi del blocco storico-sociale su cui è esercitata la direzione, dando vita a combinazioni costi- tuenti non afierrabili in un'istantanea fotográfica [Q. 13, pp. 1594-1595]. Infine il momento militare, si decisivo, ma solo in quanto abbiano avuto luogo quelli precedenti. A primo acchito, la sequenza sembrerebbe essere dall'economico- corporativo al sociale, dal sociale al politico fino al militare. Ogni punto della serie completerebbe, perfezionerebbe e supererebbe quello precedente. Sennon- ché, neanche nella fase economico-corporativa è lecito sostenere Fassenza di politica, caso mai la mancanza dell'iniziativa del subalterno a fronte dell'eser- cizio egemone del dominante. Come ha spiegato Frosini, «l'organizzazione di un'egemonia da parte di un gruppo [...] corrisponderà [...] alia "disgregazione" di un altro o di altri, in quanto assorbire» o attrarre vuol dire privare dell'auto- noma capacité di iniziativa, per lo meno momentáneamente. Significa sottrarre soggettivité, veicolare egemonicamente una soggettivazione oggettivante. Per questo, il momento economico-corporativo non puô dirsi «pre-politico». Quel- lo che «dalla parte» dei subalterni «è disgregazione [...] dalla parte» dei domi- nanti «è [...] egemonia realizzata [...]. Non è», allora, «il "rapporte delle forze" a passare dal sociale, al politico, al militare, ma [...] l'unificazione [...] della classe subalterna che [...] rimette [...] in questione la natura dell'egemonia». Ció per- mette di articolare un'ipotesi di crisi priva di tratti deterministici, inducendo a considerare i momenti di stabilité come «fasi in cui i rapporti di forze sono completamente sbilanciati, in cui un'egemonia fa pienamente "presa" su tutta la società»24. La crisi non è un collasso interamente deducibile da una congiuntura económica estremamente problemática, bensi una condizione permanente, che l'espansione dell'egemonia dei subalterni rende palese. La crisi non è neppure riconducibile ad una ciclicité prevedibile. Puô come non puô essere accesa. Non è la temporalité storica in astratto a dirci qualcosa sulla possibilité dell'innesco della crisi, ma l'innesco della crisi a definiré il tempo. È il politico-egemonia a rivelare la vérité delle cose, sempre qui e adesso. Nello schema è esclusa una scis- sione politica/verité svelante la presenza di un'essenza negata e di un originario che tocca ad un soggetto altrettanto originario far riemergere una volta tolta di mezzo la falsa totalité responsabile della rimozione.
Egemonia eforma-Stato
La polivalenza dellegemonia ne fa tanto una strategia d'azione storicamen- te determinata e per principio mutevole, quanto il criterio d'analisi del potere statale borghese. Rispetto agli scritti precarcerari, assistiamo ad un «duplice slittamento-arricchimento - dall'egemonia del proletariato all'egemonia della borghesia e dalla costituzione di classe alla problemática dello Stato». Quindi «il concetto di egemonia e tutti i concetti che lo precisano [...] aprono una ricerca sui modi di integrazione sociale [....] di un gruppo, di un par ti to, di una società»25. Ció approfondisce hanalisi marxista dello Stato, consegnandocene una versione allargata: «Stato è tutto il complesso di attività [...] con cui la clas- se dirigente giustifica e mantiene il suo dominio» ottenendo «il consenso attivo dei governati» [Q. 15, p. 1765]. Stato, perianto, non più o non solo detentore del monopolio legale della violenza. Stato anche come complesso di trincee, fortezze, casematte, veicolo di diffusione di ideología, organizzatore di appa- rati egemonici. Stato, inoltre, che interviene nel gioco económico in ragione delhimpossibililà di separare política e mercato. E per spiegare come «nella nozione generale di Stato» entrino dementi riconducibili a quella «di società civile», Gramsci scrive: «Stato= società politica+ società civile, cioè egemonia corazzata di coercizione» [Q. 6, pp. 763-764], In quanto combinazione di so- cietà civile e política, per Stato «deve intendersi oltre alhapparato governativo» vero e proprio «anche happarato "private" di egemonia o società civile» [Q. 6, p. 801], Usando hespressione società civile in senso hegeliano, il sardo appone haggettivo «private» per registrare la vita dei partiti, delle organizzazioni, dei sindacati, delle corporazioni - organismi indubbiamente implicad in funzioni egemonico-educative [Q. 1, pp. 56-57], Stato, quindi, «nel suo significato inte- grale: dittatura+egemonia» [Q. 6, pp.810-811], poiché una dimensione statale stabile deve esercitare hegemonía e proteggersi per mezzo della forza. «L'eserci- zio "normale" dellegemonia [...] è caratterizzato dalla combinazione» di «for- za e [.. .] consenso che si equilibrano variamente, [...] cercando di ottenere che la forza appaia appoggiata sul consenso». Solo nei periodi critici, allorquan- do subentrano crisi organiche, «happarato egemonico si sgretola e hesercizio dellegemonia diviene [...] difficile e aleatorio» [Q. 13, p. 1638],
Ora, harricchimento della concezione dello Stato ha un referente importan- te nel «Centauro machiavellico», nitida rappresentazione della natura «ferina ed umana» del potere, del suo essere un'unione di «autorità» ed «egemonia» [Q. 13, p. 1576], E si puó sostenere che se il florentino aveva sottolineato soprattutto il momento della forza, Gramsci abbia lavorato particolarmente (ma non esclusivamente) su quello del consenso. Ne viene che Quaderni e Principe siano «specchi deformanti, huno delhaltro» e tra i due testi vi sia «un arcana corrispondenza inversa»? Se è plausibile la derivazione machia- velliana dello «schema dualistico» della forma-Stato26, i due casi più signifi- cativi di sbilanciamento verso Tuno o l'altro corno della statualità presentí a Gramsci sono Croce e Gentile. Come si legge nei Quaderni, Gentile esaspera il momento dello Stato-governo; Croce compie lerrore inverso e ipostatizza quello dellegemonia. Gentile riconosce «come "storia" ció che per il Croce è antistoria». Per il filosofo siciliano, «la storia è tutta storia dello Stato; per il Croce è [...] "etico-política", cioè il Croce vuole mantenere una distinzione tra società civile e [...] política, tra egemonia e dittatura».
Nel Gentile di Gramsci, «egemonia e dittatura sono indistinguibili, la for- za è consenso senzaltro» [Q, 6, p. 691]. Apparentemente meno tranchant il giudizio su Croce. Di questi il prigioniero apprezza il «valore strumentale» del pensiero, e ciô in quanto il filosofo campano avrebbe posto Paccento sui «fatti di cultura [...] nello sviluppo della storia, [...] sul momento dclPcgcmo- nia e del consenso». È un riconoscimento di non poco conto se si pensa «che contemporáneamente», anche Lenin lavorava in questa direzione, elaborando «la dottrina dellegemonia come complemento della teoría dello Stato-forza» [Q. 10, p. 1235] e che la gramsciana filosofía della praxis parimenti rivendica l'«egemonia come essenziale nella sua concezione statale» [Q. 10, p. 1224], Ció detto, la rivalutazione di Croce non copre i limiti della sua teoresi e della sua storiografia, legati alfomissione dei «momenti [...] dellalotta» [Q. 10, p. 1316] ed alla sterilizzazione della durezza immanente alla transizione da un sistema politico ad un altro, «plácidamente» ridotta all'«espansione cultúrale» [Q. 10, p. 1227], Storia etico-política significa «storia dell'aspetto "egemonia" nello Stato», perciô anche storia della funzione intellettuale [Q. 8, p. 1084], Ciono- nostante, essa finisce per rivelarsi «una ipostasi arbitraria e meccanica [...] dellegemonia» [Q. 10, p. 1222], giacché la crociana «storia della liberta» espor- rebbe una «presentazione polémica di filosofemi» che semplicemente «non è storia» [Q. 10, pp. 1238-1239]. Storia è altro: dialettica tra rapporti di forze talvolta sfocianti in crisi organiche che accadono quando lequilibrio consen- so/forza salta per aria. E d'altronde mai si traita stricto sensu di un equilibrio, giacché egemonia è «fusione reale di subordinazione e liberazione»27, con una classe che detiene un di più rispetto ad un'altra. In una nota dedicata ai «pe- riodi di crisi orgánica» si allude ad una «crisi di egemonia della classe dirigen- te, che avviene o perché» questa «ha fallito in qualche [...] impresa [...] per cui ha domandato [...] il consenso [...] o perché vaste masse [...] sono passate [...] dalla passività [...] a una certa attività [...]. Si parla», in questi casi, «di "crisi di autorità" e ció [...] è la crisi di egemonia, o crisi dello Stato» [Q. 13, p. 1602-1603]. Parimenti, lo squilibrio della combinazione consenso/forza e l'at- tivazione del motivo egemonico da parte dei subalterni, sembrerebbero essere le chiavi per decifrare 1'89 francese. Li, «la rottura [...] non avvenne per cause meccaniche immediate di immiserimento [...], ma [...] nel quadro di conflitti superiori al mondo económico immediate, connessi al "prestigio" di classe» [Q. 13, p. 1587], ossia all'egemonia28. Certo, Gramsci non sottovaluta il motivo económico, solo ricorda che senza il passaggio da un momento all'altro dei rapporti tra le forze, il dato strutturale resta inerme oggettività e la «situazio- ne [...] inoperosa» [Q. 13, p. 1588].
In sintesi, le crisi, i rapporti di forze tra i gruppi, le combinazioni dellequi- librio statale, si spiegano a partiré dal criterio dellegemonia, ossia sulla base di un dispositivo di organizzazione (nel caso statale) e riorganizzazione (con- troegemonia dei subalterni) di «una rete di diseguaglianze». Si traita dei «limi- ti» di questa nozione: il progetto egemonico mira aH'«equilibrio ottimale tra forza e consenso» al fine di conseguiré «il massimo possibile di collaborazione [...] delle forze dominate al progetto [...] dominante». Resta lo spostamento dellequilibrio afavore di qualcuno ed a discapito di altri. Per questo egemonia è appunto costruzione o ricostruzione di una rete di diseguaglianze dove la for- za decostruita e disgregata non puô partecipare quale soggettivitàpienamente attiva al progetto. L'universalità è, cioè, «fittizia» e si potrebbe dire hegemonía una scienza della parzialità? Ma tale non potrebbe non essere una scienza del- la política. In quanto scienza della parzialità, la «costruzione dellegemonia è la costituzione a "soggettività" di una forza»29 potenzialmente unificante e pur tuttavia sempre di parte. Cionondimeno, «la parzialità delhuniversale egemonico [...] nella propria parzializzazione» costituente «non cessa di sol- lecitare la formazione di un'universalità», richiedendo «il consenso attivo di tutti»30. Cosí, il nodo politico si traduce in quello pedagógico dei processi di soggettivazione. Questi ultimi si svolgono in un álveo parzializzante, sebbene il formatore/dirigente si presentí alhinsegna dell'universalitá.
Egemonia e soggettivazioni
Scrive Gramsci: «ogni rapporte di "egemonia" è necessariamente un rapporte pedagógico». Vale a dire che il cuore procédurale della relazione pedagógica - sempre striata dall'azione conformante, più o meno dinámi- ca, del maestro - consiste nella reciprocitá attiva e biunivoca tra chi insegna e chi apprende: «ogni maestro è sempre scolaro e ogni scolaro maestro». Sarebbe, pero, un errore circoscrivere tale dinámica al solo spazio delle aule scolastiche. «Questo rapporte esiste», infatti, «in tutta la societá [...] e per ogni individuo rispe tto ad altri [...], tra ce ti intellettuali e non [...], tra governanti e governati, tra élites e seguaci, tra dirigenti e diretti» [Q. 10, p. 1331]. Il passo apre un orizzonte di senso difficilmente sintetizzabile. Innanzitutto, le coppie tra cui si svolge il rapporte pedagógico appaiono contrassegnate da setting comunicativi niente affatto orizzontali. Non ab- biamo una situazione lingüistica ideale dove si possiedono le medesime ca- pacita e competenze. Eppure, Yincipit del ragionamento allude all'appren- dimento reciproco maestro/scolaro. Il riferimento specifico è alle teorie dell'attivismo, ovvero r«impostazione moderna della dottrina e della pra- tica pedagógica». Si traita di modelli sovente osteggiati nei Quaderni come nelle Lettere sull'educazione dei figli31, qui presi in considerazione in quan- to metafora di un «rapporto attivo» ira il soggetto «e lambiente cultúrale che egli vuole modificare» e «che retroagisce» su di lui, «costringendolo a una continua autocrítica» e perciô funzionando «da maestro». Non si puô non pensare alla terza Tesi su Feuerbach, in cui è tematizzata l'educazione dell'educatore a mezzo della modificazione dellambiente. In essa sono in- direttamente chiariti gli squilibri posizionali ira le coppie dirigenti/diretti, élites/seguaci, etc. come localizzazioni dialettiche sottoposte ad un poten- ziale meccanismo emancipativo consustanziale al dispositivo dell'univer- salità (parziale) dell'educazione come egemonia. Ma c'è dell'altro: verso la fine della nota Gramsci allude ad un «filosofo» correttamente «convinto che la sua personalità non si limiti al proprio individuo físico, ma» sia «un rapporto sociale attivo di modificazione dellambiente cultúrale». Qualora questo singólo decidesse di accontentarsi d'esser «"soggettivamente" libero, cioè astrattamente libero», taglierebbe i ponti con la praxis dove «solo si realizza la liberta di pensiero». Questa «unità-attiva» di pensiero ed azio- ne, «scienza e vita» sarebbe, infine, equiparabile ad un setting egemonico- pedagogico, «un rapporto maestro-scolaro, filosofo-ambiente cultúrale in cui operare» e «da cui trarre i problemi [...] da impostare e risolvere». Alla resa dei conti, il processo di modificazione attiva dellambiente educatore sintetizza «il rapporto filosofia-storia» [Q. 10, p. 1332], Con questa nota, non solo il carcerato traccia per le discipline pedagogiche un sendero inedi- to, che potrebbe condurle a riconfigurarsi corne teorie délia comunicazione sociale consapevoli delle corrispondenze profonde di potere e sapere, ma dissémina molecolarmente la temática egemonica. Lo si è detto, hegemonía è ubiquitaria, estendendosi in ogni area del sociale nella quale emergano discorsi. Mai egemonia è, altresi, esclusivamente restringibile al dominio. Prova ne è la sua equiparazione alla pratica pedagógica, la quale attiva nei discenti la possibilità di rispondere con un si o con un no aile proposte di coinvolgimento pratico poste dal maestro. Questi non puô rinunciare a mutare/conformare hambiente-blocco storico del discente, pena la perdita della prassi, surrogata dalla comunicazione riproduttiva del sempre uguale. Per diría con Broccoli: due blocchi storici, maestro e discente, uno per il momento dirigente l'altro per il momento diretto, si confrontano sul terre- no delhegemonia-pedagogia. Alla fine, entrambi saranno stati modificad.
Nel complesso, lequiparazione del rapporte pedagógico a quello egemo- nico è la cifra della presenza di una teoría della soggettivazione all'interno del ragionamento sull'egemonia. Ancora più esplicita in questo senso è una nota del Q. 8, ripresa ed ampliata nel Q. 11. In entrambi i testi, lo schema úsa- te per determinare le fasi della formazione dellautocoscienza ricalca la serie relativa ai diversi gradi dei rapporti di forze. La contraddizione coadiuvante il salto da una fase ad un'altra è collocata alhinterno della coscienza soggettiva e hegemonía diviene strumento di (auto)formazione individuale. Nella prima stesura, hesplosione del rapporte egemonia-soggettivazione muove dalla pro- blemática de\Y«unitá della teoría e della pratica». Gramsci inizia col descrivere la situazione del «lavoratore medio», il quale non possiede «chiara coscienza teórica di questo suo operare-conoscere il mondo». Anzi, la prima «puô essere "storicamente" in contrasto» col secondo. Come se, dunque, fosse in atto un'internascissione tra teoríaepratica, specchio delladisgregazioneinflitta ai subalterni nonché della crisi moderna del soggetto. Cosí, questi si troverà ad avéré «due coscienze teoriche, una implícita nel suo operare e che realmente lo unisce a tutti i suoi collaborated nella trasformazione pratica del mondo, e una "esplicita", superficiale, [...] créditât]«] dal passato». Folklore, senso co- mune, obsolescenza delhinvolucro dei rapporti di produzione a seguito della socializzazione delle forze produttive, determinerebbero una coscienza esplici- ta storicamente disorganica, non permettendo alla «posizione pratico-teorica» del soggetto di farsi «política». È una «questione di "egemonia"», conclude Gramsci. Ed è da questo punto in poi che il prigioniero svolge sul piano sog- gettivo le sequenze giá viste alhopera nella problematizzazione dei rapporti tra le forze: «la coscienza di essere parte della forza egemonica [...] è la prima fase di una ulteriore [...] autocoscienza». Autocoscienza qui declinata quale sinte - si unitaria e dialettica di teoría e pratica. Come il passaggio dalleconomico- corporativo alie differenti fasi del político è frutto di sforzi tesi ad imprimere un senso alhoggettivo scorrere della nécessité, cosí h«unificazione della teo- ría e della pratica» è un primo movimento egemonico per il raggiungimento dellautocoscienza piena. Non si traita di «un dato di faite meccanico, ma» di «un divenire storico» [Q. 8, pp. 1041-1042], costituente, pedagógicamente inve- rato, ad esempio, nella lotta contro il folklore del discente.
Nella seconda stesura, Gramsci accentua il nesso egemonia-soggettivazio- ne. «L'uomo attivo di massa» sostituisce il lavoratore medio privo della «co- scienza teórica del suo operare». Ció costituisce una prima, essenziale, con- traddizione, giacché il suo «operare» è gié «un conoscere il mondo in quanto lo trasforma». La conoscenza, scriveva del resto Marx nelle Tesi, è esperibile Unicamente sul piano della prassi trasformativa, si modificazione del materia- le inorgánico funzionale alia riproduzione della vita, ma svolta entro rapporti di produzione umani. Rispetto al testo A, Gramsci si sofferma più approfon- ditamente sulle conseguenze della contraddizione attanagliante le soggetti- vité: «essa», infatti, «influisce nella condotta morale, nelhindirizzo della vo- lonté». Puô addirittura neutralizzare le occasioni delhazione, della decisione, della scelta, rendendole non solo ineffettuali, ma impossibili: è la riduzione ad oggetti di egemonia a provocare la paralisi. La coscienza contraddittoria, conseguenza della potenza egemonica del dominante, finisce, cioè, per disat- tivare la possibilità di fare scattare il discorso emancipativo, depotenziando ogni opzione pedagógica rivolta al cambiamento. Nel conflitto tra egemonie, quella dei dominanti ha proprio Lobiettivo di impediré che tra i subalterni vengano elaborate Strategie dis-assoggetanti. Il risultato è «uno stato di pas- sività morale». Attivando percorsi contro-egemonici, diviene, al contrario, possibile giungere alla «comprensione critica di se stessi» - in un singolare connubio tra dimensione pubblica della política e dimensione coscienziale del sé, tra problema politico e problema pedagógico. La «lotta di "egemonie" [...] prima nel campo delletica, poi della política, per giungere a una elaborazione superiore della propria concezione del reale» [Q. 11, p. 1385] è ció che fa la differenza. Naturalmente, presupposto di tutto ció è sapere da che parte si sta. Dipende dal faticoso divenire costituente di un autocoscienza in grado di co- gliersi nella parzialità della propria condizione nel campo económico; capace di elevare questa parzialità si da proporla come universalità, come discorso che pretende il consenso di tutti, fino a giungere ad una determinazione con- sapevole della propria personalità.
Se c'è una teoría della personalità in Gramsci, se nel cuore della filosofía della praxis cova un personalismo materialista tale da porre una significati- va distinzione tra «persona» e «individuo», la prima contenuta nel secondo, il secondo trasceso dalla prima32, è, insomma, dalla categoría dellegemonia che dobbiamo far partir la ricerca. Ed è parimenti a partiré da questo punto di fuga prospettico che possiamo decifrare una nota di única stesura [Q. 10, 54] nel cui titolo di rubrica figura la domanda «Che cos'é l'uomo?». In questo testo, l'uomo, «processo dei suoi atti», è definito «centro di annodamento» di rapporti attivi più o meno contraddittori, alcuni «volontari», altri «necessari». Questa è, grosso modo, la struttura delEindividualità, cioè «l'insieme di questi rapporti» qualificanti un ente oggettivo. Ma Gramsci accenna anche ad un farsi della «personalità» come acquisizione della «coscienza di tali rapporti», e conseguente modificazione molecolare della coscienza. II prendere coscienza dell'esistenza di questi rapporti significa già modificarli. «La conoscenza è potere, in questo senso». Qui conoscenza significa comprensione tanto sincrónica quanto diacronica del proprio sé, e ció perché «ogni individuo non solo è la sintesi dei rapporti esistenti ma anche della storia di questi rapporti, cioè il riassunto di tutto il passato». A questo punto un salto: dalla política come strumento di autocoscienza e soggettivazione del singólo che si fa una personalità, alla política come mezzo per produrre, a partiré dalla dimensione della singolarità, una personalità più ampia, un discorso universale: «il singólo puô associarsi con tutti quelli che vogliono lo stesso cambiamento, [...] puó moltiplicarsi». La nota termina con il riferimento alia «coscienza delluomo [...] che conosce, vuole, [...] crea, in quanto [...] si concepisce non isolate», nel corporativismo egoístico dove non è dato il farsi di una personalità, «ma ricco di possibilità offertegli dagli altri» [Q. 10, pp. 1345-1346]. Quantunque non nominata, hegemonía è protagonista del ragionamento. E d'altronde, il politico taglia trasversalmente i piani individuali e sociali, convertendosi da una sfera alhaltra a mezzo delle trasformazioni molecolari. Queste ultime, agendo nelhintersoggettività, operano nella sfera della coscienza in quanto essa è risultato di processi discorsivi egemonico-pedagogici.
Pietro Maltese, The egemony constituent of Quaderni del carcere by Gramsci
This paper discusses the category of Hegemony in Gramsci s theory and consid- ers it a key to the interpretation of Subjectivity Growth. In Prison Notebooks, indeed, every hegemonic relationship, such as every political relationship, is nec- essarily a Pedagogic Relationship. Therefore, the studying of Hegemony like a construction device of subjectivity and society, ends by outlining a pedagogic theory, that helps to conceptualize the link between education and politics.
1 Cfr. D. Ragazzini, Leonardo nella società di massa. Teoría della personalità in Gramsci, Bergamo, Moretti Honegger, 2002, pp. 16-19.
2 Cfr. P. D. Thomas, Gramsci e ilprimato della política, «Critica marxista», 2, 2010.
3 Cfr. F. Frosini, "Spazio-tempo" e potere alla luce della teoría dell'egemonia, in V. Morfino (a cura di), Tempora multa, Milano, Mimesis, 2013 (in corso di stampa).
4 Cfr. F. Chiarotto, Operazione Gramsci. Alia conquista degli intellettuali nell'Italia del dopo- guerra, Milano, Bruno Mondadori, 2011.
5 Cfr. G. Liguori, Gramsci conteso. Interpretazioni, dibattiti e polemiche. 1922-2012, Roma, Editori Riuniti, 2012.
6 Cfr. D. Ragazzini, Gramsci: egemonia, industrialismo eformazione umana, «Scuola e Città», 8-9, 1973.
7 Cfr. A. Broccoli, Antonio Gramsci e l'educazione corne egemonia, Firenze, La Nuova Italia, 1972.
8 Cfr. V. Gerratana, Gramsci. Problemi di método, Roma, Editori Riuniti, 1997, p. 123.
9 Cfr. M. A. Manacorda, Dogmatismo dinámico nel pensiero di Gramsci, «Riforma della Scuola», 4, 1962.
10 Ch. Buci-Glucksmann, Gramsci e lo Stato. Per una teoría materialistica della filosofía, tr. it. Roma, Editori Riuniti, 1976 (1975), p. 138.
11 Cfr. A. Broccoli, op. cit. Su Broccoli cfr. F. Mattei, Su una critica della ragionepedagógica. Studio su Angelo Broccoli, Roma, Anicia, 1993.
12 Cfr. F. Frosini, Egemonia, relazione presentata il 7/12/2012 alla LUM (Libera Universitá Metropolitana) di Roma.
13 A. Burgio, Per Gramsci. Crisi epotenza del moderno, Roma, DeriveApprodi, 2007, pp. 124- 132.
14 Cfr. G. Cospito, Struttura-superstruttura, in F. Frosini-G. Liguori (a cura di), Le parole di Gramsci. Per un lessico dei Quaderni del carcere, Roma, Carocci, 2004.
15 Cfr. P. Anderson, Ambiguità di Gramsci, tr. it. Roma-Bari, Laterza, 1978 (1977), pp. 22-30.
16 Cfr. A. Di Biagio, Egemonia leninista, egemoniagramsciana, in F. Giasi (a cura di), Gramsci nel suo tempo, vol. I, Roma, Carocci, 2008, pp. 382-387.
17 G. Vacca, Dall'«egemonia del proletariato» alia «egemonia civile». Il concetto di egemonia negli scritti di Gramsci fra il 1926 e il 1935, in A. D'Orsi (a cura di), Egemonie, Napoli, Dante & Decartes, 2008, p. 80.
18 V. I. Lenin, La nuova politica economica e i compiti dei centri di educazione politica, rap- porto al II Congresso panrusso dei Centri di Educazione Politica (17/10/1921) poi in Id., La costruzione del socialismo, tr. it. Roma, Ed. di Rinascita, 1956, pp. 197-198.
19 F. Frosini, Gramsci e lafilosofia. Saggio sui Quaderni del carcere, Roma, Carocci, 2003, pp. 96-97.
20 Id., Egemonia, cit.
21 Cfr. J. Habermas, Fatti e norme. Contributi a una teoría discorsiva del diritto e della demo- crazia, tr. it. Milano, Guerini e Associati, 1996 (1992).
22 F. Frosini, Gramsci e lafilosofia, cit., pp. 96-97.
23 G. Bonomi, Partite e rivoluzione in Gramsci, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 37.
24 F. Frosini, Da Gramsci a Marx. Ideología, verità e politica, Roma, DeriveApprodi, 2009, pp. 110-114.
25 Ch. Buci-Glucksmann, op. cit., pp. 63-64 ep. 75.
26 P. Anderson, op. cit., p. 90.
27 F. Frosini, Da Gramsci a Marx, cit., p. 118.
28 Cfr. F. Lo Piparo, Lingua intellettuali egemonia in Gramsci, Roma-Bari, Laterza, 1979.
29 F. Frosini, Da Gramsci a Marx, cit., pp. 118-119.
30 Id., La religione dell'uomo moderno. Política e verità nei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, Roma, Carocci, 2010, pp. 25-26.
31 Cfr. D. Martinez, Antonio Gramsci e la critica dello spontaneismo educativo, «StudiCulturali. it», 1, 2012.
32 Cfr. V. Gerratana, Unità della persona e dissoluzione del soggetto, «Critica marxista», 2-3, 1987.
Pietro Maltese
Cultore di studi pedagogici, Università di Palermo
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Abstract
This paper discusses the category of Hegemony in Gramsci s theory and consid- ers it a key to the interpretation of Subjectivity Growth. In Prison Notebooks, indeed, every hegemonic relationship, such as every political relationship, is nec- essarily a Pedagogic Relationship. Therefore, the studying of Hegemony like a construction device of subjectivity and society, ends by outlining a pedagogic theory, that helps to conceptualize the link between education and politics. [PUBLICATION ABSTRACT]
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