Fabrizio Manuel Sirignano, Per una pedagogia della politica, Roma, Editori Riuniti, 2007
Pedagogia e politica: un nesso indissolubile lega le due istanze, le anima e le innerva. Non c'è politica senza pedagogia e, viceversa, non c'è pedagogia senza politica. Il testo di Fabrizio Manuel Sirignano, pubblicato nel 2007, offre un prezioso contributo per spiegare e comprendere questo legame, così esposto nel corso della storia a scosse e a traumi, a crepe e a strappi. Un legame che nel saggio viene declinato per ciascuno dei termini che costituisce il trinomio fondamentale della riflessione pedagogica: educazione e politica, istruzione e politica, ma anche formazione e politica. Attraverso una metodologia storico-teorica, Sirignano ha il merito di raccogliere l'eredità della scuola napoletana alla quale appartiene inquadrando il fenomeno educativo e formativo dell'uomo nella sua dimensione personale e sociale. La prefazione, scritta proprio da Vincenzo Sarracino, testimonia il collegamento tra uno degli autori più rilevanti della scuola napoletana e Sirignano, chiamato col suo lavoro a «riannodare» quel legame talvolta così fragile e a rilanciare il ruolo della pedagogia di educare alla partecipazione e alla «decisione responsabile».
Intrecciando ricerca storica e ricerca teorica, Sirignano scandisce la sua ricostruzione attraverso alcune parole chiave che attraversano la storia (della società ma anche dell'educazione e della scuola) e che vengono assunte come cardini dagli autori appropriatamente individuati: partecipazione, libertà, condivisione, consapevolezza, trasmissione, emancipazione, responsabilità, impegno, etc.
Il percorso del ricercatore napoletano, esplorando i modelli politici e gli autori che li hanno analizzati e formalizzati, segue un ordine cronologico, ma schiva il rischio di farsi troppo «scolastico» e, attraverso il riconoscimento del filo rosso tra ciascuna posizione - ovvero di quella democrazia che, nata ad Atene, ha poi attraversato i secoli declinandosi in funzione delle parole-chiave citate -, si fa approfondita e documentata ricerca pedagogica. Partendo dalla «svolta democratica» ateniese e giungendo fino agli ideali democratici di Dewey, il primo capitolo seleziona con perizia le principali «tappe» del binomio pedagogia-politica. Dalle riforme di Solone e di Clistene, alla lucida distinzione tra pubblico e privato di Pericle nell'Epitaffio, dalla valorizzazione della cultura generale dei sofisti, allo Stato ideale della Repubblica di Platone, fino alla necessità esposta da Aristotele nella Politica della formazione dell'«uomo libero ». Dallo spostamento di confine dal pubblico al privato dell'ellenismo - e quindi dall'attenzione più per la formazione della persona che per quella del cittadino - si passa alla «eclissi» della democrazia che va dall'ellenismo stesso al medioevo, fino all'umanesimo, il quale rilancia la formazione di uomo attivamente e coscientemente partecipe alla vita sociale e politica. La ricostruzione di Sirignano giunge così ad esplorare il «paradigma socio-politico della pedagogia» che si afferma dalla fine del '600 e che viene rilanciato da Rousseau, il quale auspica che ogni cittadino abbia una «religione civile», da Kant e da altri autori. Un paradigma che verrà poi interpretato da Durkheim - per il quale compito della pedagogia è orientare i giovani verso la solidarietà sociale: «l'educazione forma l'essere sociale» - e da Marx, che sottolinea la duplice funzione dell'educazione come trasmissione di modelli e valori, ma anche come «luogo» dell'emancipazione dell'uomo. Il nesso tra pedagogia e politica è poi esposto alla luce dei contributi di Labriola, Gentile, Gramsci e Dewey: proprio le analisi e le riflessioni del XX secolo vengono affrontate nel secondo e nel terzo capitolo. Attraverso una serie di schede antologiche e attraverso un ricco e denso apparato di note, l'indagine dell'autore si fa quasi ipertestuale, più specifica e approfondita, partendo dalla valutazione in Italia da parte del regime fascista - e quindi da Gentile - del ruolo dell'educazione (e della scuola) per la formazione del consenso. L'indagine analizza poi come tale nesso sia stato vissuto ed interpretato dall'antifascismo (e in particolare da Croce e Gramsci) e successivamente dalla Resistenza che rivendica per la scuola il ruolo di promuovere una società più giusta e cittadini più consapevoli.
Il percorso dell'autore giunge poi alla situazione italiana nel secondo dopoguerra: dal ruolo e dal messaggio della Costituzione del '48 al confronto tra le posizioni laiche, cattoliche e marxiste che hanno contraddistinto la pedagogia italiana. Con un'accurata scelta delle fonti, Sirignano rintraccia nelle riviste (e in particolare «Scuola e città» e «Riforma della scuola») le posizioni dei principali esponenti della riflessione pedagogica sulla necessità di riformare la scuola e sulle strade da intraprendere. Qui alla pedagogia della politica si affiancano le politiche della scuola e dell'educazione, sempre ben contestualizzate dall'autore. Sirignano arriva dunque a concludere che all'interno di una battaglia culturale, la pedagogia debba «rinsaldare » il suo legame con la politica, «intesa come scienza e come prassi» (p. 97), e debba farsi scienza che educa alla partecipazione.
La ricostruzione dell'autore si arresta alle posizioni citate, così non si confronta con le profonde e radicali trasformazioni che hanno riguardato (e riguardano) il nesso tra pedagogia e politica nella seconda parte del XX secolo. Il testo offre però gli strumenti per leggere ed interpretare, oggi, la pedagogia della politica. Nella società attuale divenuta «fluida», «cosmopolita», «riflessiva», «globalizzata», «postmoderna » etc. la politica e la pedagogia sono chiamate a confrontarsi con le nuove definizioni (e con le ibridazioni) di pubblico e privato implicate dai media (old e new), con le trasformazioni del sapere (Lyotard), col «villaggio globale» (McLuhan), con «le intelligenze collettive» (Lévy), ma anche con le tematiche multiculturali e interculturali. Tra homo faber e ludens, tecnologicus e videns, Sirignano offre gli strumenti per rilanciare una scuola «in prima linea» e «pervasa dalla politica». Strumenti che, a partire dall'etica della responsabilità e dall'etica della comunicazione, consentano di formare un uomo responsabile, libero e critico, quindi attivo partecipante alla vita politica, sociale e culturale.
Cosimo Di Bari
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