RESUMEN
El paso entre los encuentros convivales romanos antiguos y los tardíos estuvo condicionado por complejos cambios políticos que afectaron a la romanitas en su conjunto. El estudio de la evolución de algunos de los más significativos espectáculos convivales -el aumento del lujo convival imperial y del número de los invitados que compartían el banquete- demuestra el significado político adquirido por dichos encuentros, sobre todo en la Antigüedad Tardía, mientras que en época republicana los convivia eran destinados a una funcion social de amicitia que tenía objetivos fundamentalmente éticos y morales.
PALABRAS CLAVE:
Banquete romano, espectáculos, poder, control.
ABSTRACT
The passage from ancient Roman convivial meetings to late antique ones was conditioned by complex political changes that affected the whole romanitas. The study of the evolution of some of the most important convivial entertainments -the increase of the convivial luxury and the number of guests that enjoyed it- shows the political meaning assumed by such meetings, mainly in the Late Antiquity, while, on the other hand, in the Republican Age the convivia had a social and amicitia function with fundamentally ethical and moral purposes.
KEYWORDS:
Roman banquet, entertainment, power, control.
Nella Roma antica, il gesto di dividere la stessa tavola, in occasioni pubbliche o private, acquisisce fondamentale importanza come gesto collettivo, come la stessa etimologia della parola convivium -cum-vivere, vivere insieme- sembrerebbe dimostrare. Data questa generale premessa, il tema di fondamentale interesse che ci riguarda è l'indagine di tipo sociologico e politico che interessa una parte fondamentale della vita quotidiana della nobilitas romana tardo antica, la condivisione inter pares del lusso conviviale che caratterizzava gli incontri delle principali familiae romane. In primo luogo, per comprendere l'importanza che questo spazio poteva avere all'interno delle riunioni nobiliari romane private e che riguarda il presente lavoro di indagine è la ragione per cui gli incontri conviviali avessero tanta risonanza all'interno di tali riunioni, che nella maggioranza dei casi avevano proprio svolgimento nella residenza privata -genericamente stiamo parlando di villae- di proprietà dell'organizzatore del convivio.
Ripercorrendo brevemente la storia del convivio antico e partendo dunque dagli incontri conviviali delle origini (IV-III sec. a.C.), il dato più importante da sottolineare che emerge dalle testimonianze di cui disponiamo, riguarda la modestia e della parsimonia di tali occasioni, oltre alla fenomenologia di una delle principali caratteristiche che accompagnano gli incontri conviviali, ovvero l'utilitas sociale1. Uomini dello stesso rango sociale, dei pares appartenenti alle classi alte della sfera politica romana, dividevano insieme il momento conviviale considerandolo uno strumento utile non solo per il loro incontro, ma anche per il rafforzamento dei propri mores, potremmo considerare allora tali banchetti come dei solidi strumenti distintivi di classe che avevano dunque la funzione di ricordare e fissare bene nella memoria dei partecipanti2, attraverso l'esibizione degli spectacula che erano soliti celebrarsi in queste occasioni -lettura di testi da convivio e i canti- i segni distintivi dello status sociale dei partecipanti3.
Gli spettacoli conviviali -con questa definizione intendiamo le performances che avevano luogo durante il convivio)- segnano una tappa molto importante nell'indagine rivolta agli spettacoli antichi4. Ai carmina convivalia, «oltremodo utili per mantenere vivo e saldo il ricordo delle gloriose gesta degli antenati»5 sono sostituiti la lettura e il canto di testi poetici di vario genere6. Ma negli incontri conviviali oltre alla lettura dei poetae, che in occasioni differenti potevano anche dare vita a delle vere e proprie performances, si affiancano anche le esibizioni di spettacoli di tipo teatrale e poi la rappresentazione di commedie7. È questa una delle principali ostentazioni del crescente lusso che coinvolge i banchetti e che caratterizza uno dei principali cambi in età tardo repubblicana e imperiale8. Secondo Varrone, in conuiuio legi nec omnia debent et ea potissimum, quae simul sint biophelé (utili alla vita) et delectent 9. La produzione di età imperiale è vasta, e la moda conviviale è quella di offrire la lettura di classici greci e latini, oppure delle commedie che erano in grado di offrire ai convitati divertimento ma allo stesso tempo erudizione10. Accanto ai classici, che in età imperiale cominciavano forse ad essere percepiti come 'fuori moda', durante i banchetti si poteva apprezzare la lettura di epigrammi leggeri e dal tema giocoso di autori viventi e di successo che riscuotevano grande consenso presso i banchetti e i teatri11.
La spettacolorità del convivio non è solo affidata agli intrattenimenti, ma al lusso del convivio, alla ricercatezza delle sue portate, alla loro abbondanza e alla quantità di raffinate coppe, vasi, piatti regali, giovani e avvenenti schiavi che impreziosivano tali occasioni. Il lusso conviviale, raggiunge il suo culmine proprio in età imperiale, come l'affresco petroniano della Cena di Trimalcione ampiamente dimostra, gli spettacoli dell'incontro petroniano, oltre alle performances degli enterteiners del convivio segnati dal lusso e dal gusto bizzarro e kitch delle numerose portate, regali, colpi di scena e trovate di vario genere che contribuirono non poco al divertimento degli invitati12. Quanti erano ammessi ad un simile evento? Come la tradizione voleva, gli incontri conviviali privati di tal fatta erano destinati a persone che condividevano lo stesso status sociale; come la modestia degli incontri conviviali antichi voleva.
Un dato molto importante per poter giudicare la portata dei banchetti privati è il numero dei convitati: secondo Varrone il numero ideale per tali incontri non doveva essere minore di tre -le Grazie- e maggiore di nove -le Muse-13. Il numero degli invitati che prendevano posto negli stibadia, che in età imperiale avevano finito per soppiantare l'istituzione dei triclinia14, dal III-IV secolo in avanti era di 12 nei convivi privati15. Su questo dato è importante insistere, anche perché è nostro avviso di estrema importanza: il numero degli incontri privati, nel tardo antico, è aumento rispetto all'età repubblicana e alto-imperiale. Le sale da pranzo che ospitavano gli incontri dei nobiliores erano generalmente di grandi dimensioni, tali sale, adibite nelle principali residenze nobiliari o imperiali, erano caratterizzate da una dimensione considerevole, per questo in non sporadiche occasioni nella spazio conviviale potevano essere adibiti più stibadia, tanto da aumentare considerevolmente il numero dei commensali di detti incontri rispetto alla norma del convivio privato17. Le catervae amicorum16, ovvero gli esponenti delle principali classi nobiliari -Symmachi, Valerii, Musonii etc.-, si recavano in gran numero presso le villae dei loro illustri anfitrioni per rilassarsi, cacciare e soprattutto godere del lusso e dell'abbondanza del convivio loro offerto18, nonché degli spettacoli che lo animano.
Nella lettera indirizzata all'amico Esplicio19, Sidonio Apollinare, descrive la sua visita presso la villa di Tonacio Ferreolo, mettendone in rilievo i vari tipi di intrattenimenti a cui gli invitati vengono fatti partecipi, prima di andare a tavola, gli ospiti si riunirono nella biblioteca della villa fin quando uno schiavo non li avvisò che la tavola era pronta. Analogo il racconto di Macrobio che nei Saturnalia20, presso la villa di Vettio Pretestato i 12 ospiti si riunivano in una delle sale più grandi della casa, la biblioteca, per animare discussioni di carattere colto, tali discussioni erano interrotte da uno schiavo che accompagnava gli invitati a tavola. In queste descrizioni l'erudizione precede la convivialità, e presso il convivio erit (...) sermo iucundior, ut habeat uoluptatis amplius, seueritatis minus21. L'intrattenimento principale del convivio sembrò essere, in età tardo imperiale, il convivio stesso, l'abbondanza e la raffinatezza delle portate, il lusso del convivio e gli spettacoli. L'acroama della lettura di testi adatti al convivio perde la sua centralità e importanza, comunque è possibile congetturare che una certa letteratura di intrattenimento leggera, poteva avere una lettura e audizione presso i banchetti, nugae convivales22 e non vera e propria letteratura per il convivio23.
Questa esaustiva disamina sui principali temi di evoluzione del convivium romano, da quelle che può essere considerata come la sua funzione repubblicana fino a quella tardo imperiale, mette in luce dei sostanziali cambi di tipo sociale e suntuario che ci permettono di considerare le occasioni conviviali romane, data l'importanza della loro istituzione, come una 'spia'24 fondamentale per comprendere i profondi cambi socio-economici che caratterizzano l'età imperiale rispetto all'età repubblicana. L'istituzione del convivio a Roma ha la centrale funzione del rafforzamento dell'amicitia tra pares, ma originariamente conserva una centrale utilitas - memoria, erudizione- che poi si perde in età imperiale. Nel tardo antico gli incontri conviviali privati -imperiali e nobiliari- si caratterizzano per il loro lusso e sfarzo25, questa è una caratteristica principale per la funzione a cui sembrano preposti, quella di allargare la sfera di influenza, attraverso l'esibizione di potere e generosità, di colui che lo istituiva. La creazione di uno spazio conviviale risponde a delle esigenze di tipo politico, per questo la graduale perdita dell'utilitas dello spazio conviviale, a favore di una sempre maggiore esigenza di lusso e di sfarzo, dimostra la strumentalizzazione politica del convivio, riflesso di una crescente esigenza di rafforzare l'amicitia tra le classi nobiliari e la loro coscienza di classe.
1 Sono i carmina convivalia , il canto delle gesta degli antichi a banchetto di non ci restano che tracce indirette della loro esibizione, a farci considerare come tali occasioni avevano una spiccata funzione non solo sociale, ma morale ed educativa. Questi canti costituivano una essenziale memoria per le classi nobiliare e un segno di identità delle classi elevate.
2 Per quel che possiamo congetturare attraverso i pochi frammenti riguardo alla moda conviviale antica, in età repubblicana il banchetto conserva una funzione di vitalità commista ad un aspetto di utilitas - nella rimembranza delle gesta degli antichi-, allo stesso tempo tali incontri erano caratterizzati da una certa intimità per la grande selezione degli invitati e per l'esiguo numero di essi, tema questo che sarà considerato ampiamente in questo lavoro.
3 La creazione di uno spazio letterario all'interno del convivio che coincide con la formazione della letteratura romana, basata su modelli greci che aveva come principale scopo quello di esaltare le performances di professionisti -generalmente attori, cf. Sciarrino 2004: 327-28, 331-340- ammessi a banchetto. Tale tendenza ha il suo culmine in età tardo-repubblicana. Ma questa 'nuova' propensione alla spettacolarizzazione del convivio romano è difficilmente relazionabile al symposium greco, cf. Rossi (1982: 41): «rimarrebbe deluso chi cercasse nel simposio greco i precedenti di quella propensione alla spettacolarità che tipica del convivio romano, medievale e rinascimentale».
4 L'indagine sulla natura degli spettacoli conviviali merita di per sé un'indagine accurata che in questo lavoro non può essere fornita che parzialmente. Generalmente essi avevano luogo alla fine del convivio, durante la comissatio, allorquando venivano distribuiti vini e liquori, considerando che il convivio antico era costituito dal: gustus -l'aperitivo-, fercula -i principali piatti del convivio- dalla secunda mensa -il dolce- e successivamente dalla comissatio. In età imperiale gli spettacoli si estendono all'intera durata del convivio, e contemplano diversi tipi di intrattenimento più vario e triviale rispetto a quelli letterari. La durata dell'intrattenimento conviviale poteva essere mostrato anche altrimenti, con la lettura a voce bassa di opere letterarie.
5 Bonaria (1982 : 127).
6 Un riferimento fondamentale a tale riguardo deve essere rivolto ad alcuni frammenti o citazione delle Origines (Cic. Tusc. 4.3) e del carmen de moribus 2 si apprende come «presso gli antichi era in vigore questo modo di banchettare, che a turno coloro che erano distesi cantavano le lodi e le virtù degli uomini illustri accompagnati dalla tibia» e che il poeta che «si esibiva nei banchetti veniva considerato un lestofante». Cf. le analitiche considerazioni di Sciarrino (2004: 331-40).
7 Un frammento dell'opera di Sallustio (Hist . 2.70) -come suggerisce D'Arms (1999: 309)- è particolarmente indicativo per comprendere l'importanza della nuova moda conviviale che in età tardo repubblicana assume i suoi tratti più evidenti: il questore C. Urbino, invitò a cena l'antico questore Cecilio Metello Pio, ad accoglierlo una sala da pranza addobbata con ogni onore dove era stato adibito un piccola scena per l'esibizione degli attori. Sul tipo di testi adatti alla perfomance conviviale, cf. Rosati (1993: 39-40).
8 Cf. Liv. 39.6-9.
9 Varro Sat. 340, frammento conservato in Gell. 1.22.5. Una sorprendente analogia convivio viene offerta, per il tardo antico, dalle narratiunculae convivales descritte Sidon. Epist. 2.9.6: Inter bibendum narrantiunculae, quarum cognitu hilararemur, institueremur, quia eas bifariam orditas laetitia peritiaque comitabantur.
10 Plin. Epist. 3.1.9: Frequenter comoedis cena distinguntur, ut voluptates quoque studiis condiantur -«Spesso la cena viene intercalata da recitazioni in modo che anche i piaceri trovino un condimento nella cultura». E' questa la principale utilitas che, secondo Plinio, assumevano simili spectacula all'interno del banchetto. Ma tale utilitas non doveva essere condivisa da tutti i commensali, ancor più se colui che organizzava il banchetto costringeva i suoi convitati a fargli ascoltare i suoi versi, fatti appositamente recitare. E dunque alcuni di questi, una volta che facevano in scena il loro ingresso il lettore, il citaredo o l'attore lasciavano il banchetto (Plin. 3.17.3).
11 Mart. 2.6-8. Su questo tema cercheremo di ritornare successivamente, per interrogarci sulle ragioni della progressiva definizione e funzione della letteratura da convivio presso i convivi tardo antichi.
12 Poteva Petronio descrivere una occasione reale oppure offrire una semplice parodia di un convivio lussuoso della sua epoca? Jones (1991) indaga il convivio di Trimalcione come un importante documento per dimostrare la sua teoria sul dinner-theater, ovvero che lo spettacolo del convivio è esaltato da intermezzi teatrali. Per altre considerazioni sul lusso conviviale di D'Arms (1999: passim) e di Dunbabin (2003: cap. 2, pp. 36-72).
13 Varro Sat. 333-36, citato da Gell.,13.2.12. Che tale norma fosse rispettata anche successivamente lo dimostra anche un celebre passo dell'Historia Augusta, Ver. 5.1: septem convivium, novem vero convicium. Tuttavia la norma conviviale antica viene modificata successivamente, in età tardo antica, attraverso l'allargamento dello spazio conviviale a 12 convitati. Di tali banchetti ne reca anche testimonianza Suet. Aug. 70.1.
14 Cf. Dunbabin (1991: passim).
15 E' questo di norma il numero dei convitati dei banchetti nobiliari tardo antichi, cf. ad esempio, i Saturnalia di Macrobio.
16 Si prenda, ad esempio, il riferimento alla Maison de Bacchus in Numidia offerto da Dunbabin (1991: 130): A room of this size would hold banquets for about fifty guests, magnificent occasions indeed.
17 Symm. Epist. 1.7.1.
18 Cf. Rossiter (1991: 199).
19 Epist. 2.9.5.
20 Macrob. Sat. 1.7.4.
21 Macrob. Sat. 1.2.8. Le conversazioni simposiali tardo-antiche, sulla scorta del convivio di Platone (Sat. 1.3), dovevano essere leggere ma non banali.
22 E' questo il caso dell'anonimo Testamentum Porcelli, un testamento burlesco ricco di termini rari e neologismi che, come attesta Hier. Ruf. 1.17, alla stregua delle fabulae Milesiae: inter scurrarum epulas nugae istiusmodi frequententur.
23 Nugae simpotiche che potevano verosimilmente avere lettura conviviale sono il Iudicium coci et pistoris del poeta Vespa, Gli Aenigmata di Simposio e probabilmente anche la Cena Cypriani, cf. Livini (2008: 71-72).
24 Attraverso questo termine facciamo riferimento, metologicamente ed epistemologicamente, ad una celebre opera di Ginzburg (2000).
25 A tale riguardo uno spunto di grande interesse potrebbe essere costituito da un passo del de vita Constantini di Eusebio di Cesarea (3.15.1-16), ammesso ad un convivio trionfale dell'Imperatore Costantino: «ti sarebbe quasi sembrato di poterti raffigurare con la mente un'immagine del regno di Cristo».
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ANDREA LIVINI*
* Institut für Klassische Philologie, Von Humboldt Universität zu Berlin (Unter den Linden 6 D. 10099 Berlin. Deutschland). E-mail: [email protected].
Artículo basado en la comunicación leída el 20 de Mayo de 2008, en la VII edición del Encuentro de Jóvenes Investigadores de Historia Antigua de la Universidad Complutense de Madrid.
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